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Teatro Eliseo. Alessandro Longobardi lo affitta e lo riapre per sei mesi

Al Messaggero Alessandro Longobardi ha annunciato la riapertura del Teatro Eliseo da Ottobre 2026

Sulle pagine di teatroecritica non parlavamo del Teatro Eliseo dalle ultime notizie circa l’abbassamento del prezzo di vendita dell’immobile di proprietà di Luca Barbareschi, commentate nella nostra rassegna stampa Tiresia. Intanto, però, nelle ultime settimane è cominciata a circolare la notizia di una possibile riapertura sotto una diversa gestione, quella di Alessandro Longobardi, figura di spicco del teatro privato capitolino che con le sue società gestisce già i teatri Brancaccio, Sala Umberto e Diamante; di tutti Longobardi è anche direttore artistico.

Nella giornata di ieri, 30 luglio, l’operazione è stata confermata dal Messaggero e poi da altre testate. A lasciar cadere il silenzio stampa con cui la nuova gestione aveva circondato la notizia è stato lo stesso direttore artistico che alla testata romana ha spiegato: «Da tempo avevo una curiosità rispetto all’Eliseo ma ci sono voluti mesi perché il progetto prendesse vita. Quando ho visto che il teatro era stato affittato alla Disney, ho pensato che si sarebbe potuto affittare a qualcuno che voleva farci spettacoli teatrali». Si tratta dunque non di un acquisto dello spazio di via Nazionale ma di un affitto che dovrebbe avere la durata di sei mesi secondo quello che Longobardi ha rivelato al Messaggero.

Questa notizia arriva come un fuoco d’artificio nel mezzo dell’estate e va a completare, con certo maggiore sorpresa, la notizia della riapertura del Teatro Valle ad opera del Teatro di Roma, sempre dalla ormai prossima stagione, andando così a ricostruire una mappa fin qui frammentata, luttuosa, com’era stata quella dei teatri romani negli ultimi cinque o dieci anni. Ma come si inserisce questo nuovo, pur breve, corso dell’Eliseo in questa mappa? Roma è una città multiforme per sua essenza, raccoglie in sé quasi tre milioni di abitanti (solo nel comune), in essa si muovono tutti i grandi poteri nazionali e ogni strato di popolazione che occupa una provincia con un’estensione pari a oltre 5000 km² (Milano, per intenderci, ne misura 1500), quindi è una città il cui statuto speciale è anche scarso rispetto alle reali necessità; stupiva, dunque, come in questo tempo precedente fosse così povera l’offerta di edifici teatrali, costringendo alcuni spazi a modificare la propria vocazione e raccogliere nella propria programmazione tutto quanto da fuori cerca, su Roma, un approdo.

Alessandro Longobardi, che già conosce la città teatrale, ne saprà comprendere anche l’anima e le attuali necessità? C’è da dire che per come si erano messe le cose, ovvero la difficoltà nella vendita del teatro da parte di Barbareschi, prima a 24 milioni e poi a 18, e svanita la possibilità di acquisto da parte della Regione Lazio (anche perché subordinata ancora a una gestione Barbareschi), l’ingresso nel campo da gioco di un altro impresario teatrale era una delle poche soluzioni disponibili.
Il neodirettore definisce il Teatro Eliseo sul Messaggero uno «spazio intermedio» in termini di capienza, rispetto alle altre sue gestioni, dal Brancaccio dei grandi allestimenti musical (o dei grandi numeri di pubblico degli one man show) alle piccole sale dello Spazio Diamante, destinate al contemporaneo e alla creazione emergente. Questo spazio intermedio sarà dunque ideale per «programmare spettacoli di prosa più ambiziosi». Ma qual è la natura di questa ambizione?

Il periodo di gestione annunciato (forse prudentemente) da Longobardi – soli sei mesi – compromette sul nascere possibili riflessioni sulla reale visione artistica dedicata all’Eliseo: è chiaro che in uno spazio temporale così ridotto non si possa prevedere un lavoro possibile e concreto sulla città, ma solo operazioni impattanti a livello commerciale (a prescindere dal valore artistico) come l’annunciata celebrazione dei 40 anni di Dylan Dog, spettacolo diretto da Valter Malosti che riaprirà le porte del teatro di via Nazionale sotto la produzione di Bonelli Editore da fine ottobre.

In assenza di informazioni più approfondite, per ora non rilasciate, perché altro non è stato ufficializzato se non la produzione di un lavoro di Lucia Calamaro destinato al Piccolo Eliseo (la redazione di teatroecritica è in attesa di un’intervista con Longobardi), è inevitabile temere che questa riapertura-lampo, per quanto riporti l’Eliseo alla sua funzione di teatro, rischi di non essere molto diversa dall’affitto alla Disney: un evento a consumo immediato senza margini di azione profonda sulla geografia teatrale della città.

La notizia di un’apertura rispetto a una chiusura, o a uno sgombero (recente è la notizia degli ennesimi sigilli apposti all’Angelo Mai, o quello che sta accadendo in queste ore a Spin Time) è sicuramente positiva a patto però che qualsiasi spazio (pubblico o privato che sia) venga pensato innanzitutto come luogo di condivisione, di prospettiva. Quello che emerge, in maniera significativa, è che Roma sta gradualmente perdendo importanti punti di riferimento di aggregazione artistica e culturale che hanno fatto la storia della città, per cui l’annuncio della nuova gestione del Teatro Eliseo si inserisce all’interno di un tessuto urbano in cui è sempre più difficile immaginare una progettualità capace di tessere un dialogo, durevole, impattante e trasformativo tra spazi eterogenei, pratiche artistiche e collettività che, appunto, negli anni, un certo tipo di politica – gestionale, culturale, sociale – ha tentato, e sta tentando, di minare.

Redazione

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2 COMMENTS

  1. Ma guarda tu che 1 agosto divertente.
    Che magnifica occasione mi dà di lanciare un dibattito, di fare la “coatta” come lei, la redazione di Teatro e Critica, comportandosi male, con un pezzo vigliacchetto riportato dal Messaggero, sulla riapertura del teatro Eliseo. E nominandoci poi a noi, i diversamente implicati, cosi? A mezzabocca? Con l ‘occhio accascio, la testa a dire “naaa, macche”, mentre la mano mulinella in aria a fare morte certa sul numero 6, accompagnato da un malcelato ” che poi chissene”. Uso il romano apposta, per il livello di questo dibattito da barettosottocasa. Bella mossa. Brava Redazione. Rinvigorente. Mi avete fatto vergognare di voi, che difendo a destra e a manca appena si può. La vostra diffidenza a prescindere, di antico stampo clanico-meridionale sulle novità, il vostro scetticismo atavico da familismo amorale che speravo scaduto, almeno nella critica militante, mi ha fatto guardare a terra, solo perchè vi conosco tutt*. Eccola qua. Una mezza paginetta spettegolante da quotidiano di paese. Un paese, il mio, il nostro, che mi piacerebbe non facesse cosi, quando qualcosa di buono succede. E occhio: se riapre è buono. Per sempre? E chi lo sa. Respirare è buono, ma non è per sempre.
    Forza, litighiamo. Dalla vostra cuccia di redazione anonima e somigliante, l inferno dell’ uno simil all altro, tutti uguali a dire la vostra che somiglia a quella degli altri su chi le cosa le FA . Chi è che ci mette il nome?
    Che poi voi, la Redazione, ma fonti primarie non ce le avete? Male. Una redazione senza fonti è vuota perche, è dura ma è cosi: voi non siete i poeti. I poeti sono tutti gli altri, quelli di cui fate il commentino. E allora pero, se non ce l avete, le informazioni, zitti no? Senno che mestiere fate: il riporto ? Ma non è una vocazione militante della critica, il riporto, è una cosa imbarazzante che sta sulla testa di signori rovinati e sbatacchia indegnamente certi giorni di vento. E’ triste. Avete vanità frustrate e tristi signore e signori della Redazione di teatro e critica? Mi fate un riporto? Questo fate? Questo siete’ ? Baluardi del commentino? Riapre un teatro e non piccolo, l’ Eliseo, lo riapre un privato, un gesto che implica vitalità e muscolarità, forse delirio, chissà, forse altro, vedremo, e voi fate un pezzo apposta per dire “mah, mica ‘o so a che ce serve sta robba, poi questi ma che devono fffa”. Perchè il livello del pezzo di Redazione è questo, sia chiaro, non è altro.. Complimenti, raggiunte vette di acume insospettabili in voi, visionarietà, passione, la città ringraziu. Meno male che intervenite voi. Risolve parecchio. Dirime.
    Vi si potrebbe scusare perchè essendo voi una Redazione, avete i tempi quelli, quelli del gregge . E invece no. Al riparo nel gregge della vostra rivista ,in cui vi siete rifugiati per prendere la parola, parole di flebo attaccate alle vene degli altri, dei gesti degli altri, troppo al riparo li dentro, ma voi, invece, scusate, ma che fate? Che sapete fare? Ci conosciamo da vent’ anni e io non so ancora che sapete fare . Ma so invece quello che dovreste fare: cercare di capire, indagare, farvi dire, raccontare, incuriosirvi, avvicinarvi, accompagnare ,scoprire, sostenere, visto che non giocate la partita ma siete pubblico, professionista ma pubblico. Dalla critica militante, ci si aspetterebbe tutto questo e di più. Io personalmente mi aspetto molto di più, se poi avete il diritto autocertificato di venire a dire la vostra sui gesti di chi le cose le fa. Sai che c’è, Redazione, gente senza nome, fate un pò meglio il vostro lavoro voi, rileggetevi Autoritratto di Carla Lonzi . Fateci una riflessione. Rimettevi in questione. E andate al mare che c’è chi ci ha da fare. L.C.

    • Come già spiegato nell’articolo abbiamo chiesto – ancora prima dell’uscita de il Messaggero – un’intervista alla futura direzione dell’Eliseo per la quale siamo ancora in attesa e, in linea con il lavoro che da quasi 20 anni facciamo su questa città, abbiamo quindi preso una notizia e l’abbiamo raccontata. Anche a chi probabilmente non ha letto l’articolo sul Messaggero.

      Di certo abbiamo sottolineato quanto questa riapertura sia sicuramente positiva ma poi l’abbiamo calata in un campo di riflessioni più complesso: abbiamo cioè condiviso dei dubbi e fatto dei collegamenti perché pensiamo che il campo delle politiche culturali non sia da lasciare solo alle pagine dei quotidiani cartacei ma che sia invece un campo nel quale deve operare anche, e soprattutto, la critica. E la critica, non la cronaca, fa anche questo: non riporta ma commenta, spiega, condivide, rilancia discussioni.

      Nello specifico, teatroecritica intende la militanza non solo nei confronti della comunità artistica ma anche delle spettatrici e degli spettatori e, come in questo commento, ferisce constatare che talvolta è invece l’artista a offendere la critica quando questa mette in luce qualcosa di diverso dal successo dell’opera e del progetto. Quando vuole al contrario collocare nel presente di una città la storia di un luogo che non si riduce all’attualità di un cartellone e dei nomi presenti.

      Fortunatamente constatiamo che ci sono artiste e artisti con cui invece ci si può eccome, e ancora dopo vent’anni, confrontare a partire dall’emersione di una domanda cercando insieme di trovare la risposta.

      teatroecritica

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