HomeCordelia - le RecensioniGOLDROOM (coreografia di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci/gruppo nanou)

GOLDROOM (coreografia di Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci/gruppo nanou)

Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

Visioni apparizioni spettri in transito, suoni che emergono e sfondano, teli e costumi che passano di corpo in corpo come sabbia di una clessidra. È presentata come una «installazione coreografica», ma nulla qui sta fermo, né invita a farlo. L’ambiente che si crea e si rinnova continuamente sembra una stazione di transito, un ponte al coperto che congiunge due sponde, un ristoro al bivio di due strade: il mezzanino tra la terra e il cielo. Goldroom del gruppo nanou per il festival Fuori Programma è un ambiente di sosta e di ripartenza, in una evidente «esplorazione del tempo come materia instabile». Ed è un compimento, l’idea che viene a partire dalla seconda replica alla sala Oceano Indiano, di aprire anche la porta d’accesso in fondo alla scena. Per liberare il passo (e le energie), il flusso che è aperto e consegnato a chi assiste, magari sciegliendo una temporalità distratta, intermittente. Comunque sempre fuori dalle dinamiche del palcoscenico, coi suoi rituali e le sue simmetrie. Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, che pure danza in mille apparizioni (e impreviste sparizioni) sotto punitivi cappotti invernali o dentro giacche da varietà con mille frange, portano a pieno esaurimento quanto precedentemente intravisto con l’Ubu-premiato Redrum. Ora però in questo spazio tutto musicale, Bruno Dorella appronta (e musicalmente accompagna dal vivo) una delle più belle playlist di sempre (la durata della performance può superare le due ore). Andrea Dionisi folleggia tra figure elfiche e vagabondi spiritati, armeggiando con un paio di indiavolate scarpe da cerimonia; Marina Bertoni si immerge e riemerge tra metri di stoffe srotolate a terra, in un continuo seduttivo metterci gli occhi addosso, confondendo il nostro sguardo predato. Il disturbo è massimo, l’imperversare di questi fantasmi innocuo. Proprio come nel bianco&nero delle «immagini video proiettate su monitor a tubo catodico, dove convivono riprese in diretta e materiali registrati». Come sotto la stoffa che improvvisa ricopre a ventaglio ogni cosa, qui tutto anche solo in potenza è oro. (Stefano Tomassini)

Visto alla sala Oceando Indiano per il Festival Fuori Programma, Coreografie e progetto: Marco Valerio Amico e Rhuena Bracci, musiche: Bruno Dorella, con: Carolina Amoretti, Marina Bertoni, Rhuena Bracci, Andrea Dionisi, Agnese Gabrielli, Marco Maretti, luci: Marco Valerio Amico, Lucia Ferrero, spazio scenico: in collaborazione con Denara, dispositivo video: Marco Valerio Amico, costumi: Rhuena Bracci

Cordelia, giugno-luglio 2026

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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