Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

Il teatro di narrazione biografica ha ormai, in Italia, una sua liturgia consolidata – un solo interprete, una vita nota, una rassicurante accessibilità delle soluzioni sceniche – e questo Caravaggio, di chiaro e di oscuro, vi si inserisce senza scarti, in un punto preciso del percorso di Francesco Niccolini. Dopo la natura selvaggia raccontata insieme a Luigi D’Elia in Zanna Bianca e Moby Dick, i due artisti approdano a un’altra ferinità, affidandone la regia a Enzo Vetrano e Stefano Randisi. Si avverte già, in questa scelta, un eccesso stagnante di cautela, confermata poi al momento della visione da un impianto scenico che rinuncia a qualsiasi innovazione e da un’interpretazione pulita fino alla levigatezza, che fa scorrere gli episodi più noti della vita del pittore lombardo – la peste, la fame, il successo scapestrato, le risse, l’omicidio, la grazia arrivata quando ormai serviva a poco – con scorrevolezza didattica. Dove il primo biografo di Caravaggio, Giovan Pietro Bellori nel 1672 è stato tutt’altro che indulgente, nel suo racconto genio e sregolatezza convivevano senza contraddizioni, Niccolini oggi, al contrario, scioglie la violenza in una catena di cause sociali – il secolo, la miseria, la fame di riscatto – una spietata forma di illuminismo che restituisce un Merisi comprensibile, quasi perdonabile, vittima del milieu. Se Caravaggio dipingeva senza disegno preparatorio, aggredendo la tela in presa diretta, lo spettacolo procede per accumulo di premesse, e la spada, che pure innesca l’intera vicenda, non diventa mai gesto, relegata a semplice racconto e pennellata coreografata. Si assiste a un lavoro che non cede al biopic, ma non ricerca una qualche forma di sperimentazione o d’impatto emotivo, offrendosi come viatico efficace per chi non abbia ancora incontrato l’artista se non tra i banchi di scuola, cui lo spettacolo è, verosimilmente, rivolto. (Serena Spanò)
Visto a Fasano, Teatro Kennedy, per Puglia Showcase 2026. Di Francesco Niccolini; con Luigi D’Elia; regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi; disegno luci Francesco Dignitoso; produzione Mesagne Capitale Cultura di Puglia 2023 – Umana Meraviglia, Compagnia INTI di Luigi D’Elia, Le Tre Corde – Compagnia Vetrano/Randisi, Teatri di Bari; con il sostegno di Teatro Cristallo e PASSO NORD, centro regionale residenze artistiche di montagna Trentino-Alto Adige/Südtirol, sostenuto da MIC – Direzione Generale Spettacolo, Provincia Autonoma di Trento e Provincia Autonoma di Bolzano.










