Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

In Lettere dall’aldilà di Yuri Casagrande Conti, con sostegno alla regia di Daniele Turconi, c’è già nel suono iniziale una dichiarazione di intenti: il dolore arriva prima della parola, prima dell’immagine e prima di ogni possibile elaborazione. In ginocchio, Arianna (Francesca Ziggiotti), urla senza mediazioni. Il suo corpo che si scarica a terra, alla ricerca di una via di uscita immediata. In realtà, basta poco per capire che si tratta di una improvvisata modalità di sopravvivenza, che mette in atto per tirare fuori tutto e liberarsi di quei pesi che le rimangono sullo stomaco. Deridendola ma con un desiderio sotteso di imitarla, ci prova anche il suo compagno Elio (che è lo stesso Yuri Casagrande Conti), con cui convive da tempo, a liberarsi di quei pesi, visualizzati dalla regia come due sacchi neri sulle spalle, pesanti come dei corpi senza vita, che limitano la sua presenza scenica ed esistenziale per tutta la durata dello spettacolo. Sono l’indizio che qualcosa, nonostante l’apparente leggerezza e facile ironia di Elio, gli è successo. Eppure, il legame con quel suo passato non viene quasi mai esplicitamente dichiarato ma si insinua mano mano, distribuendosi nello spazio e nei dialoghi. E ritorna, come l’ossessione di una manìa, negli incontri con lo spigliatissimo Padre Vlad (Salvatore Aronica), suo amico e confidente che sembra agire da specchio e da filtro al suo dolore, negli scontri con Arianna, per la sua incapacità di comunicare e mostrarsi vulnerabile. Chissà allora se queste Lettere dall’aldilà, la rubrica che Elio vorrebbe scrivere dopo una carriera nei necrologi, riusciranno a tradurre il lutto in forma, a ricondurlo a una struttura linguistica governabile, comprensibile, afferrabile. C’è una fresca lucidità in questo spettacolo andato in scena al Teatro LaCucina di Milano nell’ambito della rassegna Da vicino nessuno è normale promossa da Olinda – perché capace di indagare come la perdita continui ostinatamente a occupare sommessa lo spazio delle relazioni, modificando la percezione di se stessi, affinché il lutto più che un evento da superare, si riveli una condizione di fragilità da poter finalmente abitare, anche con un po’ di ironia. (Andrea Gardenghi)
Visto a Milano al Festival Da Vicino nessuno è normale. Crediti: Scritto e diretto da Yuri Casagrande Conti, con Salvatore Aronica, Yuri Casagrande Conti e Francesca Ziggiotti, dramaturg e sostegno alla regia Daniele Turconi, Una produzione Qui e Ora Teatro e TIB Teatro di Belluno.













