Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

C’è solo un podio al centro della scena, e null’altro intorno. Non trascurabile dettaglio: la struttura è trasparente, lascerà vedere, ma dietro un box plasticato, un corpo che si muove mentre parla, che agisce la parola rendendola estensione di quello stesso corpo. Dal fondo della sala, in una musica accogliente (ma significativa: Rome wasn’t built in a day dei Morcheeba), Il Presidente si avvia verso il luogo della sua orazione. Non conosciamo il suo nome. Non lo conosceremo mai. Ma conosciamo il suo ruolo e tanto basta. In questo testo di Davide Carnevali, che Fabrizio Arcuri porta sulla scena del Teatro India, avviene un atto sorprendente, per come siamo abituati a conoscere la politica dell’immagine: la figura del Presidente, alla fine di ogni suo mandato tuttavia, sembra lasciare spazio finalmente alla natura dell’uomo che spesso il ruolo finisce per oscurare. Magistrale è Filippo Nigro – anche co-regista – nel trarre da questo leader il senso di purificazione che sta cercando, come se le confessioni senili di un politico ne potessero ripulire le azioni più nefaste. E alla platea, che ascolta e certe volte vota, tutto questo può bastare? Se nel Novecento il ruolo di Presidente poteva sviluppare una sudditanza di tipo culturale, l’avvento del liberismo nel campo politico ha allargato quel sentimento e l’ha esteso dall’ammirazione all’adorazione, fin quasi all’emulazione: il presidente intellettuale ha lasciato il campo al presidente imprenditore, non è più il sapere l’ambizione che eleva, ma il sapersi vendere al meglio. In questo spettacolo interattivo, che scava nell’essenza del potere per rivelare non tanto quanto il popolo diventi simile al potente, ma quanto lui sia espressione della nostra più abietta natura, il pubblico è chiamato in dialogo e, di fronte allo svelamento degli orrori commessi, sorride e interpreta quel potente lì che “si è fatto (l’Italia) da solo”, che il testo non nomina, e per decenza neanche noi. C’è una domanda, con cui tocca fare i conti: è più colpevole colui che fa il male o un intero popolo che lo permette e, votando, lo giustifica? (Simone Nebbia)
Visto al Teatro India. Crediti: di Davide Carnevali; regia Fabrizio Arcuri e Filippo Nigro; con Filippo Nigro; scenografia Luigina Tusini; foto di Alice Durigatto; si ringrazia per gli abiti Pignatelli; si ringraziano Spazio Rossellini – Polo Culturale Multidisciplinare della Regione Lazio / ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Carrozzerie | n.o.t di Roma; produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia













