Questa recensione fa parte di Cordelia di giugno-luglio 26

Àgape è un invito alla lentezza. I gabbiani attraversano il cielo con il loro canto sopra il Cortile delle Carrozze di Palazzo Reale e i performer sono già in scena mentre il pubblico prende il proprio posto: la percezione del tempo inizia, in questo modo, a modificarsi. Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini si lasciano attraversare dalla loro reciproca presenza. Liberi, i loro corpi sempre di spalle se non per un breve intenso istante a metà performance, diventano paesaggi da attraversare e invitano delicatamente all’ascolto. La relazione scenica tra i due si nutre di brevi oscillazioni, minimi movimenti ondeggianti – soprattutto di braccia e busto – e di un contatto simbiotico. L’apparente semplicità di questa danza lascia emergere, invece, la complessità della ricerca coreografica. Àgape tiene volutamente alta l’attenzione verso ciò che non viene sempre messo a fuoco: un peso che muta, un equilibrio che si modifica, un corpo che accoglie la presenza dell’altro. La danza non procede per sviluppo narrativo ma per accumulo di percezioni, chiedendo allo spettatore una partecipazione diversa, più vicina forse anche alla contemplazione. Il suono e la luce sono protagonisti tanto quanto i performer e contribuiscono alla costruzione di questo spazio percettivo senza mai diventare elementi decorativi. La musica live, generata da Renato Grieco, amplifica le vibrazioni coreografiche e le luci modellano i corpi, trasformando lo spazio in un ambiente percettivamente mutevole. Corpo, suono e luce sembrano dunque appartenere al medesimo organismo, all’interno di una composizione scenica in cui ogni elemento contribuisce alla nascita di un’atmosfera sospesa. Nella frenesia del quotidiano, Àgape si sedimenta tra i pensieri di chi assiste e si concentra sul silenzio, l’attesa, il tempo necessario affinché una relazione possa nascere, manifestarsi, essere accolta e crescere con la cura necessaria. L’incontro – tra individui, con il mondo e con ciò che è altro da sé – diviene un invito tanto fragile quanto silenzioso, eppure di urgente necessità. La performance di Luna Cenere sceglie di restituire valore alla presenza perché, in fondo, come dichiara la coreografa, «quando ci mettiamo in ascolto, ci appare la danza di tutte le cose» (Sara Raia)
Visto al Campania Teatro Festival Coreografia e concetto di Luna Cenere; Performer e collaboratori Ilaria Quaglia e Davide Tagliavini; Musica dal vivo e performance Renato Grieco; Scena Sara Palmieri; Assistente alle scene Alessandra Avitabile; Realizzazione scene Alovisi; Attrezzeria Disegno luci e direzione tecnica Nicola Mancini; Foto Andrea Macchia; Video e editing Nicola Mancini, Salvatore Lento e Andrea Macchia; Project manager Fulvia Orifici: Produzione Associazione Culturale Zebra Cultural Zoo, Solares Fondazione delle Arti Teatro delle Briciole e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Con il sostegno di Orbita | Spellbound – Centro Nazionale di Produzione della Danza; IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia / Circuito CLAPS; del progetto di cross-residency promosso da CINARS, NID – New Italian Dance Platform e l’Agorà de la Danse (Montréal); Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza; Teatro Pubblico Campano; TAN – Teatri Associati di Napoli.













