Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26
Palermo è una città grande, ma nel Teatrino ci sta tutta. Uno spazio in cui entrano solo venti spettatori, ma dal quale passano, ormai da tempo, alcune perle tra le più preziose del panorama teatrale siciliano. Voci di quartiere è tra queste. Un lavoro che ha avuto una lunga gestazione e che ancora non smette di mutarsi in relazione al contenitore in cui è ospitato. Noi lo abbiamo visto proprio nel luogo in cui è nato, nella promiscuità affettuosa della saletta di via Gili. Al nostro arrivo, Domenico Ciaramitaro e Antonio Barone sono seduti di spalle, ai lati opposti della piccola scena. Pregano sommessi, con le loro voci così differenti: una tenorile, l’altra di basso. Di lì a poco, la voce sarà quella di donne e uomini marginali, sui cui corpi si imprime un racconto fatto di denti rotti e mutilazioni. Il quartiere è un luogo dell’anima, ma non tutte le anime possiedono il privilegio di una bellezza manifesta: alla ricerca di essa gli attori si addentrano in un’umanità dolorosa e persistente, fino a quando, insieme, non diventano una cosa sola. Seduti uno accanto all’altro, in una fissità verticale, a tratti contorta, lasciano che le loro voci ricamino un complesso contrappunto. Un dialogo fittissimo, tessuto a ritmo sincopato, non consente loro nessun calo di tensione e ritmo. Corrono lungo questo viaggio di frasi spezzate fino alla fine, non cedono neppure per un attimo. Gli occhi fissi puntano verso la platea, verso un cammino di sogno, verso una risposta che dia un senso, ma sembrano trovarvi mai nulla di definitivo. D’altronde, proprio in un oscuro baratro sembra immerso questo strano passo a due, a lungo rischiarato soltanto dalla luce di due torce puntate sul volto e sui corpi degli interpreti. Un delicato equilibrio di luci e ombre, pieni e vuoti, tensione e stasi, tragico e comico si svolge lungo i due momenti di questo lavoro, a ricordare quanto l’arte sia una cosa onesta e quanto poco, in fondo, le dovrebbe servire.
Visto al Teatrino, Palermo. Crediti: di Domenico Ciaramitaro, con Alessio Barone e Domenico Ciaramitaro, Voce off di Emanuela Fiorenza. Foto Teatro Bastardo













