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HomeCordelia - le RecensioniTRADERE (di E. Rotella, regia G. Sangiorgio)

TRADERE (di E. Rotella, regia G. Sangiorgio)

Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Ci percorre un brivido compilatorio quando abbiamo l’impressione che un personaggio si muova in accordo alla propria epoca, subendone in maniera più o meno palese i condizionamenti, ma anche imponendole delle modifiche. L’esempio contemporaneo forse più noto è contenuto ne Gli anni di Annie Ernaux. Qualcosa di simile accade nella nuova produzione della compagnia Corpora, Tradere, scritto da Eliana Rotella e presentato a LIFE Festival. Siamo raggruppati in una settantina di sedie sparse, più o meno concentricamente, in uno dei locali di Zona K. Tra noi si muove Viviana Dorsi, che ci accoglie in quello che, racconta, è uno spazio di residenza. Mentre ci parla con tono leggero delle sue strategie di adattamento, sviluppa un discorso che si farà via via più complesso («Quand’è che uno spazio diventa un luogo dove riposare? […] A quanto e per quanto tempo bisogna starci per dire di abitarlo, uno spazio per dire: io qui ci vivo?») e, allo stesso tempo, viene interrotta da improvvisi suoni, modulati da Andrea Centonza, che dall’esterno vogliono prendere possesso di questo discorso e portarlo in altre direzioni. «Bisogna adattarsi, entrare nel reale e adeguarsi di conseguenza»: questo mantra è sia una direttiva che Dorsi si ripete continuamente, come tutti noi, sia una sorta di indicazione drammaturgica grazie alla quale lo spettacolo si sposta agilmente nel tempo e nello spazio. Nonostante alcune scelte di messa in scena paiano un poco forzate (come la requisizione di alcune sedie e il trasferimento dei loro occupanti a lato della scena), altre ci portano agilmente a collegare la necessità di Dorsi di emigrare dal sud Italia, il turismo di massa che estenua il suo luogo d’origine e le politiche abitative non solo milanesi, che svendono beni culturali alle logiche di mercato e sgomberano spazi sociali e centri occupati. Come in Lexicon e in Data, Rotella termina lo spettacolo evocando un desiderio trasformativo dell’individuo in collettività di corpi. La differenza è che, qui, quel desiderio non resta né sulla carta né nella voce delle interpreti, ma trova respiro in scena e si concretizza catarticamente in noi. (Matteo Valentini)

Visto a Zona K, LIFE. Da un’idea di Giulia Sangiorgio, un progetto della compagnia Corpora, regia Giulia Sangiorgio, drammaturgia Eliana Rotella, design multimediale Andrea Centonza, con Viviana Dorsi, luci Tullia Luce Ruggeri, organizzazione Caterina Gruden, produzione ZONA K, coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea

Cordelia, maggio 2026

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Matteo Valentini
Matteo Valentini
Matteo Valentini ha conseguito una laurea in Letterature moderne e un dottorato in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi di Genova. È tra i fondatori dell’Oca – Osservatorio Critico Autogestito, webzine di critica teatrale, e collabora anche con Hystrio e Teatro e Critica. È docente di ruolo di Italiano e Storia presso il Convitto Nazionale Longone di Milano.

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