Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Appare come una rappresentazione tragicomica, la liturgia del confronto politico televisivo a cui assistiamo in Ritual 4: Le Grand Débat di Émilie Rousset e Louise Hémon. In qualche modo, già il titolo ne anticipa un’ambiguità di fondo: quel “grande dibattito” inteso non solo come il cuore della pratica democratica francese, quanto piuttosto un appuntamento mediatico estremamente codificato che, replicato di elezione in elezione, sembra oscillare continuamente tra spazio del confronto nel dissenso e dispositivo squisitamente spettacolare. In questo caso, destinatario dell’esperimento non è però il corpo elettorale, ma quello teatrale: il pubblico che si è recato alla Fabbrica del Vapore per seguire la rassegna LIFE pensata e progettata da Zona K è ora infatti convocato davanti a una ricostruzione che utilizza alcuni frammenti dei confronti presidenziali francesi tenutisi dal 1974 al 2017. La storia è, per certi versi, molto vera perché la drammaturgia si fonda su materiali d’archivio e indagini documentarie, su quelle formule e aggressioni verbali che hanno attraversato decenni di politica, sopravvissuti oggi come reperti audiovisivi di una memoria condivisa. Eppure, non manca la cifra ironica, lo scherno ludico, lo scarto dal reale. Seduti uno di fronte all’altra, Emmanuelle Lafon e Laurent Poitrenaux si prestano allora a un gioco liberissimo di reincarnazioni continue in presa diretta – François Mitterrand, Ségolène Royal, Jacques Chirac, Marine Le Pen, Emmanuel Macron, Nicolas Sarkozy – lasciando emergere, attraverso l’apparente neutralità del dispositivo di registrazione, non solo la teatralità intrinseca del dibattito stesso ma anche il modo in cui il linguaggio politico progressivamente si riformula, con una grammatica dell’immagine sempre più insistente e invasiva. Rousset e Hémon ci parlano così della Francia per parlare di un presente più ampio e di quella trasformazione in atto che sta mutando il confronto delle idee in una competizione per l’immagine più appetibile, il dibattito in mero format e la democrazia in apparato spettacolare che continuamente prova a nascondere, ma non troppo, la propria messinscena. (Andrea Gardenghi)
Visto dentro la rassegna LIFE, progetto di Zona K. Crediti: ideazione, regia Émilie Rousset e Louise Hémon con Emmanuelle Lafon e Laurent Poitrenaux e la voce di Leïla Kaddour Boudadi, creazione luci e immagini Marine Atlan, operatori in def scenografia Émilie Rousset e Louise Hémon, montaggio video Carole Borne, musica Emile Sornin trucco Amanda Silaen, regia video e audio Romain Vuillet alternato con Louis Darde, direzione tecnica generale, palco e luci Jérémie Sananes, direzione luci Clarisse Bernez-Cambot Labarta, produzione per la ripresa CDNO – Centre Dramatique National d’Orléans produzione per la creazione Cie John Corporation in associazione con Agathe Berman Studio con il sostegno di Fondation d’entreprise Hermès nell’ambito del programma New Settings, DicréAM, Hors-Pistes / Centre Pompidou co-produzione Théâtre de la Cité Internationale (Parigi) e Festival d’Automne à Paris questo progetto è stato finanziato da Regione Île-de-France con il sostegno di DRAC Île-de-France per la ripresa co-produzione Festival d’Automne à Paris foto Philippe Lebruman. Evento organizzato con il patrocinio dell’Institut français Milano.













