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HomeCordelia - le RecensioniLEBENSRAUM (di Jakop Ahlbom)

LEBENSRAUM (di Jakop Ahlbom)

Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

“Lebensraum” è una parola tedesca che avevo letto, prima che nel programma del Teatro Menotti, sul mio manuale di storia del liceo: indica il concetto di “spazio vitale” che Adolf Hitler, riprendendo gli studi zoogeografici, teorizza nel Mein Kampf e tenta di applicare in Europa. Dubito che Jakop Ahlbom, regista e performer svedese con base in Olanda, avesse in mente le teorie nazionalsocialiste mentre ideava il suo spettacolo, tuttavia non riesco a liberarmi dell’idea che Lebensraum, come i suoi oggetti di scena, nasconda qualcosa, in particolare qualcosa sul nostro mondo. In una stanza arredata in stile anni ’20 vivono due fratelli che, attraverso complicati sistemi di leve e carrucole, automatizzano buffamente ogni aspetto della propria esistenza. Essi manipolano i vari e sorprendenti elementi d’arredo, continuamente uscendo e rientrando nello spazio attraverso varchi inaspettati con la complicata, cervellotica, ma strabiliante efficienza delle acrobazie circensi e degli equivoci dei clown. In questo idillio meccanico, accompagnato dalle sgangherate canzoni di un duo musicale parzialmente mimetizzato con la tappezzeria, compare una bambola-robot con fattezze umane, costruita dai due per ottimizzazione e, probabilmente, per compagnia. Il fatto che quest’ultima prenda vita e coscienza di sé incrina l’equilibrio della casa e vi diffonde un senso di angoscia, che raggiunge l’apice quando tutti i performer tranne uno acquisiscono le fattezze e la postura della bambola. Poi, con uno strappo, ci ritroviamo in un bosco, i musicisti sono spariti, uno dei fratelli è stramazzato al suolo, l’altro è felicemente nelle braccia della bambola, che spegne una candela e porta il buio in sala. Né il nazismo né nessuna delle sue manifestazioni sono ovviamente presenti in scena, ma dietro il trucco, le carambole da slapstick comedy, il ritratto di Buster Keaton appeso alla parete, mi pare di avvertire uno sguardo inquieto, quasi catastrofico, puntato allo “spazio vitale” che l’essere umano, con tecnocratica volontà, cerca da secoli di costruire per sé all’interno del mondo. (Matteo Valentini)

Visto al Teatro Menotti. Regia e concept: Jakop Ahlbom; con: Reinier Schimmel, Jakop Ahlbom, Silke Hundertmark, Leonard Lucieer, Empee Holwerda; Musica: Alamo Race Track; Scenografia: Douwe Hibma e Jakop Ahlbom; Drammaturgia: Judith Wendel; Disegno luci: Yuri Schreuders; Tecnici: Tom Vollebregt, Yuri Schreuders, Allard Vonk, Michel van der Weijden; Oggetti di scena speciali: Rob Hillenbrink; Trucco: Anabel Urquijo Claveria; Produzione e marketing: Jakop Ahlbom Company.

Cordelia, aprile 2026

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Matteo Valentini
Matteo Valentini
Matteo Valentini ha conseguito una laurea in Letterature moderne e un dottorato in Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi di Genova. È tra i fondatori dell’Oca – Osservatorio Critico Autogestito, webzine di critica teatrale, e collabora anche con Hystrio e Teatro e Critica. È docente di ruolo di Italiano e Storia presso il Convitto Nazionale Longone di Milano.

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