HomeCordelia - le RecensioniLA NOIA (testo e regia di Manuel Di Martino)

LA NOIA (testo e regia di Manuel Di Martino)

Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

© ph Nocera Ivan

Pedana sott’illuminata, poltrona a sinistra baule al centro, fanno la stanza in cui in quattro (tre ragazzi, una ragazza) si trovano una volta a settimana a mezzanotte. La chiamano “il tempio”, vi fanno rito: devono scippare nei giorni precedenti un attimo rivelatorio della vita altrui per riprodurlo poi tra loro. Nei mesi hanno accumulato, tra bene e male, quasi tutto: sesso, alcool, furti e prime volte tra dettagli intimi e pensieri inconfessabili. Ricordo l’occhiatina, ad esempio, di un padre dato alla figlia mentre è nella doccia. Pare un gioco, con una sua ferocia interna (s’adombra la relazione domati/domatori e comunque sei fuori se non porti risultati), diventa un dramma, che uno di loro brucia una macchina con dentro un clochard uccidendolo. Tutto vero, lo dice anche il giornale. Come farci i conti? A uno sguardo superficiale La noia parrebbe il racconto incrudelito di un diversivo giovanile, un noir sul senso del limite o un modo con cui s’inscena cronaca (le bravate teen, filmate e condivise fino al crimine). A me va di leggerla in altro modo. Cosa conta davvero? Non che rubino frammenti d’esistenze altrui ma che le replichino, facendone teatro. Ma cos’è che il teatro non può replicare ma solo recitare, pena la sua fine? La morte, che l’arte scongiura ogni sera facendo rialzare gli attori alla fine della battaglia. È il sesto atto, direbbe Szymborska. “La noia” introduce la morte, la morte per le regole del gioco va raddoppiata in un’altra morte che mette fine al gioco stesso. E alle sue recite. Ora tocca fare sul serio ed è qui che lo spettacolo ci tocca veramente. Sappiamo infatti dirci che il tempo delle illusioni è terminato? Diventare adulti comporta soffocare una parte di noi stessi? E che rapporto stabiliamo con l’esterno da noi che chiamiamo “la realtà”? Il tremore d’una mano; un cambio d’abito che sa di maturità formalizzata; un biglietto appallottolato e buttato mentre si piange; il baule, in cui sta ciò che ch’eravamo poco fa. Schegge che portano al finale, che non rivelo. Lascio aperte invece le domande. Che ognuno risponda per sé. (Alessandro Toppi)

Visto al Ridotto del Mercadante di Napoli. Testo e regia Manuel Di Martino. Con Giampiero De Concilio, Marcello Manzella, Francesco Roccasecca, Caterina Tieghi. Scene Luigi Ferrigno. Costumi Giuseppe Avallone. Luci Desideria Angeloni. Musiche Gianluigi Montagnaro. Assistente alla regia Sabrina Nastri. Assistente ai costumi volontaria Martina Porcelli. Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Cordelia, aprile 2026

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

Alessandro Toppi
Alessandro Toppi
Alessandro Toppi è critico e giornalista napoletano. Scrive prima per il Pickwick, di cui è fondatore e direttore fino al 2022. Dal 2014 è redattore per Hystrio, dal 2019 scrive per le pagine napoletane de la Repubblica e dal 2020 è direttore de La Falena, rivista semestrale di cultura e teatro promossa dal MET di Prato. Negli anni suoi interventi, prefazioni, postfazioni e approfondimenti sono comparsi in varie pubblicazioni. Del 2024 la curatela condivisa con Maria Procino del volume Tavola tavola chiodo chiodo… Il teatro di Eduardo nello spettacolo di Lino Musella edito dalla redazione napoletana de la Repubblica.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

C’era una volta un regista, uno spettacolo e un critico

Al Festival di Borgio Verezzi, sulla riviera ligure di Ponente, ha debuttato in prima nazionale Ci vediamo all'alba, testo di Zinnie Harris che Davide...