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dEVERSIVO (di Eleonora Danco)

Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

Foto Futura Tittaferrante

Più di dieci anni sono passati eppure non sembrerebbe. La platea del Teatro Vascello è accogliente e affezionata; tra adulti e amicizie di vecchia data, vi è anche un pubblico più giovane che si entusiasma per dEversivo, scritto nel 2017 e dal quale è stato tratto il recente film, il secondo nella carriera di Eleonora Danco, n-Ego. Un altro mondo, un’altra storia, un’altra Roma? Rispetto al debutto, le scarpe da ginnastica sono state sostituite da pesanti, “corazzati”, anfibi neri, la tuta da dei pantaloni neri invalidanti, spessi e accartocciati sulle gambe, un involucro pesante; il cappotto, invece, non è cambiato: lungo, contenitore, col bavero e martingala. Si legge spesso che Eleonora Danco sia un fenomeno, un prodigio e invece no, non c’è nulla di spontaneo, eccezionale, passeggero. Eleonora Danco è una pietra incastonata nella nostra arte contemporanea, nella nostra ribellione teatrale che ha costruito negli anni un repertorio poetico solido, inscalfibile, imperituro. Una pietra che sta lì, non si smuove; osservatrice fissa e consapevole di urbanismi mutevoli, faticosi, annichilenti, frustranti, peggiorativi. Come nell’arte del combine painting di Rauschenberg, in cui pezzi di materiali, vite e persone vengono messi insieme attraverso una sintesi dadaista, anche in dEversivo le inquietudini della performer, della scrittrice e della regista si assemblano tra di loro, sempre più trucide, arrabbiate, dinamiche. Come un vettore che si direziona e occupa lo spazio della scena, Danco si agita, corre, inveisce e si siede, illuminata da fari interroganti, su sedie già posizionate nel vuoto che poi saranno lanciate in aria, verso chi? Verso dove? dEversivo è un livoroso volo a planare su Roma, sulla sua fauna e su quei mestieri infami di un’arte immensa ma misera, in perenne attesa di risposta, tra la gloria del fallimento e il fascino della caduta. Eleonora Danco parla di Roma per parlare di sé e del teatro che la sostanzia, per rivolgersi ai tanti e tante che oggi, e da sempre, provano quella lacerante narcisistica e crudele fame di fama. (Lucia Medri)

Visto al Teatro Vascello, Antologia Danco. Musiche scelte da Marco Tecce per “INTRATTENIMENTO VIOLENTO” intervento in voce di M¥SS KETA Nel ruolo della Quinta umana Livia Richelmy Assistente alla Regia Letizia Guido Aiuto regista Alex Lorenzin Accompagnamento al lavoro Benedetta Boggio Tecnico luci e fonica Martin Palma e Diego Labonia Graphic design Edoardo Perugini Costumista Leonardo Valentini un ringraziamento a MDM Disegno Luci e Regia Eleonora Danco Produzione La Fabbrica dell’Attore

Cordelia, aprile 2026

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Lucia Medri
Lucia Medri
Giornalista pubblicista iscritta all'ODG della Regione Lazio, laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale. Dopo la formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi) si specializza in web editing e social media management svolgendo come freelance attività di redazione, ghostwriting e consulenza presso agenzie di comunicazione, testate giornalistiche, e per realtà promotrici in ambito culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018, vince il Premio Nico Garrone come "critica sensibile al teatro che muta".

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