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HomeCordelia - le RecensioniCRESCERE, LA GUERRA (di Francesca Mannocchi e Rodrigo D'Erasmo)

CRESCERE, LA GUERRA (di Francesca Mannocchi e Rodrigo D’Erasmo)

Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Foto Luca Del Pia

Crescere, la guerra costruisce uno spazio in cui la testimonianza non si limita a essere raccontata, ma viene esposta e trattenuta nel tempo dell’ascolto. Al centro, la parola giornalistica di Francesca Mannocchi, che qui si offre senza schermi, sottraendosi alla distanza della cronaca per farsi corpo e ferita. Se, come lei stessa racconta, «l’alfabeto del terrore è uguale in ogni guerra» la lingua pure, da sola, non basta a trasformare tutto questo in eredità collettiva. Servono immagini, suoni, memorie, storie capaci di incarnare ciò che altrimenti rischierebbe di restare remoto. E spazi, come quello offerto da Zona K all’interno della rassegna LIFE, affinché la voce riesca ad incontrare la resistenza della coscienza contemporanea. Spose bambine, condizioni disumane di prigionia, migrazioni, campi profughi. Gaza, Ucraina, Afghanistan, Iran. Sono le geografie, non solo differenti ma anche distanti, che scorrono per un’ora e mezza come un flusso ininterrotto, finendo per condividere una medesima grammatica della violenza a cui assistiamo ogni giorno. Il paesaggio sonoro creato da Rodrigo D’Erasmo attraversa queste latitudini, costruendo un campo d’ascolto in cui la testimonianza può emergere e sedimentarsi in chi è chiamato ad accoglierla. È in questa essenzialità — pochi elementi scenici, un tavolino, un armadio a cassettoni, una lampada, nessuna sovrastruttura — che il dispositivo scenico trova la propria forza, ridotto all’osso e interamente votato alla necessità del racconto. Allora, più che spiegare i conflitti contemporanei, lo spettacolo interrogherà la possibilità stessa di narrarli senza ridurli a sole immagini, agendo una pratica di resistenza dell’informazione, in cui il racconto diventa insieme atto politico e gesto mnemonico. E ciò che resterà alla fine, non si risolverà più nella restituzione di una storia precisa quanto nella percezione di una fragilità che riesce a mantenere aperto uno spazio d’ascolto che è anche un terreno vivo di responsabilità. Crescere, qui, allora non significherà soltanto attraversare la guerra, ma imparare a stare dentro il suo racconto senza distorcerlo, senza addomesticarlo, per restituire l’unica possibile frizione tra linguaggio ed esperienza, tra informazione e vita vissuta. (Andrea Gardenghi)

Visto dentro la rassegna LIFE, progetto di Zona K. Crediti: di Francesca Mannocchi, con Francesca Mannocchi e Rodrigo D’Erasmo, regia Giorgina Pi, musiche Rodrigo D’Erasmo, produzione e distribuzione Gemma Concerti, con il supporto di Elastica
Cordelia, maggio 2026

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Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi, nata in Veneto nel 1999, è laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Prosegue i suoi studi a Milano specializzandosi al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Brera. Dopo aver seguito nel 2020 il corso di giornalismo culturale tenuto dalla Giulio Perrone Editore, inizia il suo percorso nella critica teatrale. Collabora con la rivista online Teatro e Critica da gennaio 2021.

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