Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

Inutile girarci intorno: queste Baccanti di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa sono uno spettacolo vecchio. Ma proprio anagraficamente. Perché il testo, ideato e riscritto da Marco Isidori, dopo il debutto dello scorso anno arriva sul palco del Teatro Vascello, ripropone con accurata precisione lo stile quarantennale della compagnia fondata nel 1985. E questo è un dato esplicito ma ricorrente nell’arte. Ma in questo caso la distanza temporale ha una valenza ulteriore, che forse non chiamerei longevità, perché non è lo stile di uno spettacolo di cui si possa dire: “Sembra scritto proprio ieri!”. Si tratta piuttosto di un atto di resilienza: mantenere un’estetica, una convinzione stilistica, oltre ogni moda che cambia il mondo e l’arte che lo rappresenta. Qualcuno dirà che questo è un valore ammirevole, qualcuno che è un integralismo sfatto. Eppure, oltre ogni mutazione del gusto, è un dato inoppugnabile e degno di stima che questa compagnia sappia essere a tal punto radicale. Le Baccanti di Euripide hanno il volto coperto da una maschera che rende giganti labbra, lingua e denti, in una tuta bianco avorio a corpo intero; una scena di scale prospettiche è il palazzo di Penteo, ideato da Daniela Dal Cin, un edificio che si unisce e si separa, che cerca l’alto ed il fondale, su cui quei corpi saettanti si inerpicano di continuo, alla ricerca di un dominio concreto sulla scena, espresso anche attraverso il profluvio verbale che lo avvolge. C’è un continuo avvicendarsi di ordine e caos, in queste Baccanti, il contatto con il “reagente Marcido”, come da sottotitolo fa esplodere la lingua in un eloquio quasi cantato, che ha qualcosa di superbo, ma che così esplicita il tratto ironico; monologhi o dialoghi sono estenuanti, ma sono anche una manifestazione di un teatro gaudente che “usa” l’intelletto fino all’estremo, lo rende proprio strumento dell’azione, liberandolo in essa. L’esercizio del posticcio come incontro tra grottesco e arte povera, ma non ingenua, evidenzia la privazione del pudore che dunque libera dal confine certo dei codici, perché questi Marcido una casella precisa non ce l’hanno, esistono nella loro forma d’arte che, con enorme sorpresa, viene accolta da urla e applausi di giovanissimi in sala. Quanto è forte questo contagio con il “reagente Marcido”? (Simone Nebbia)
Visto al Teatro Vascello. Crediti: di Euripide, riscritto da Marco Isidori. Uno spettacolo firmato Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa. Regia di Marco Isidori. Con Paolo Oricco (Dioniso), Maria Luisa Abate (Tiresia), Marco Isidori (Cadmo), Valentina Battistone (Agave), Ottavia Della Porta (Penteo), Alessio Arbustini (Messaggero), Alessandro Bosticco (Servo di scena); il Coro è interpretato da tutti gli attori. Scene e costumi, Daniela Dal Cin. Produzione, Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa con Teatro Stabile di Torino (Teatro Nazionale).













