Questa recensione fa parte di Cordelia di maggio 26

In Miss Lala al Circo Fernando/In a room, Chiara Frigo ridisegna lo spazio attraverso la composizione di una scena essenziale e poetica: foto, manoscritti e foglie, distesi su di una superficie piana, sono le tracce, frammenti di storie, che gli spettatori sono invitati ad osservare e poi a scegliere, per dare avvio al racconto. Uno spazio di sospensione, in attesa del gesto e della parola per ricomporre i percorsi immaginifici della memoria. Una memoria che si fa strada, innanzitutto, attraverso il corpo. Perché, là dove non si riesce con le parole, comincia la danza. Interprete luminosa è Marigia Maggipinto, storico membro della compagnia del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch (dal 1989 al 1999) di cui condivide, nella performance, parte della sua esperienza. È una bambina, per prima, a indicarle un’immagine: il ritratto di una donna che indossa un elegante abito rosso. È una foto di The Piece with the Ship al Théâtre de la Ville a Parigi; e, attraverso il potere evocativo della parola, sulla scena sembra comparire la grande nave mentre, tutt’intorno, è ricoperto di sabbia, nella quale affondano i piedi di danzatori e spettatori. In un’altra immagine, la danzatrice è seduta davanti a un tavolino immerso in uno spazio cosparso di cristalli di sale a rappresentare la neve e, con il movimento reiterato delle mani e delle braccia – a rievocare la preparazione del pane – risponde alla domanda di Pina Bausch: “cosa fate quando non ci volete pensare?”. Un dialogo tra autobiografia e arte (di cui emerge il potere trasformativo) per risalire, infine, all’infanzia, quando, nonostante il divieto imposto alla protagonista dai medici a intraprendere qualsiasi attività fisica, la bambina inizia a danzare. Ci sembra di riascoltare le parole di Pina Bausch, in un discorso tenuto all’Università di Bologna nel 1999, quando sottolinea la necessità di trovare un linguaggio, ogni volta nuovo, capace di tradurre in movimento la conoscenza più profonda delle cose. E ci sembra, ad un certo punto, di far parte di quel movimento, di quella danza felice che abbraccia, culla, ricreando ampi spazi, vedute, prospettive, del corpo, ma anche dell’anima. (Giusi De Santis)
Visto al Teatro Torlonia. Con: Marigia Maggipinto; Coreografia e regia: Chiara Frigo; Drammaturgia: Riccardo de Torrebruna; Musica: Laura Masotto; Cura del progetto: Nicoletta Scrivo; Foto: Margherita Mase; Produzione: Zebra Cultural Zoo; Con il sostegno di: CSC Centro per la Scena Contemporanea Bassano del Grappa, Teatro di Dioniso, Anghiari Dance Hub. Il progetto è realizzato con il sostegno di: ResiDance – azione della Rete Anticorpi XL













