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Workshop Non sento più niente – Lo “Zio Vanja” di Cechov | a cura di Stefano Patti. #sponsor

NON SENTO PIÙ NIENTE

Workshop  intensivo su “Zio Vanja” di Cechov a cura di Stefano Patti

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Dimenticate la Russia dei pizzi, dei samovar e dei sospiri eleganti. Delle grandi sale da ballo e della nobiltà decadente.

Non sento più niente vuole essere un’esplorazione profonda della paralisi emotiva che colpisce chi smette di sperare. È il racconto crudo di otto persone incastrate in una vita che non hanno scelto, prigioniere di una provincia che mangia i sogni e li sputa fuori sotto forma di conti da pagare, noia e alcol.

Lavoreremo su Zio Vanja come se fosse un pezzo di cronaca contemporanea, un frammento di vita catturato in una realtà di periferia o in un bar che non chiude mai. In questo workshop non cercheremo il bel dire ma una verità fastidiosa, quella delle occhiaie profonde dopo una notte insonne, dei silenzi imbarazzanti che pesano come piombo, della rabbia sorda che fa tremare le mani mentre si cerca di accendere l’ennesima sigaretta con le dita ingiallite.

Sposteremo l’attenzione dalle parole ai corpi: corpi stanchi, appesantiti dalla ripetizione di gesti inutili, corpi che si urtano in spazi troppo stretti dove l’odore dell’altro diventa insopportabile. Indagheremo quella linea sottile dove la rassegnazione si trasforma in cinismo e dove l’amore non è un idillio, ma un’ossessione che serve solo a sentirsi meno morti. “Я больше ничего не чувствую” (Non sento più niente) sarà il nostro mantra: il punto di partenza di chi ha smesso di lottare contro il fango per iniziare a sprofondarci dentro, cercando, in quel buio, una scintilla di umanità reale e non filtrata.

La tragedia dei personaggi cechoviani non è la morte, ma la resistenza vitale che ancora ribolle sotto il ghiaccio. Se fossero catatonici, non ci sarebbe dramma. Invece, sono come motori accesi col freno a mano tirato: consumano energia, bruciano, fondono, ma restano fermi.

Nel workshop, la paralisi emotiva deve essere il “muro” contro cui i personaggi si schiantano. Ecco come si manifestano questi scatti di scongelamento. Analizzeremo l’opera e i suoi personaggi giocando con uno sbalzo termico tra stasi e scatti, tra apatia e frenesia che è il cuore del Realismo Sporco in Čechov.

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Non sento più niente
Workshop intensivo su “Zio Vanja” di A. Cechov
a cura di Stefano Patti

27 aprile – 1 maggio 2026
dalle 10:00 alle 17:00
Presso Chroma Mandrione
Via del Mandrione 103 / blocco 89c (Roma)

Per candidarsi inviare entro e non oltre il 23 aprile n.1 FOTO + CV a:
chroma.mandrione@gmail.com
https://www.chroma-mandrione.com/workshop-non-sento-piu-niente

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Stefano Patti è un attore, regista e coach italo-inglese nato a Roma. Si forma con Alvaro Piccardi con cui porta in scena “Pene d’amor perdute” di W. Shakespeare, “Elena” di Euripide. Al Globe Theatre di Roma recita in “Romeo & Giulietta” per la regia di Gigi Proietti e “Falstaff e le allegre comari di Windsor” diretto da Riccardo Cavallo. Viene chiamato come protagonista ne “L’importanza di essere Earnest” (TSU) , nel ruolo di Orazio in “Hamlet” (Piccolo Teatro) e Buckingham nel “Riccardo III” di Shakespeare (TSU) diretti da Antonio Latella. Nel 2015 inizia la sua carriera da regista con l’attore Marco Quaglia con il quale porterà in scena “Echoes” di L. De Liberato (presentato inoltre al Fringe di Edimburgo, Londra, Limerick e New York), “Harrogate” e “Diario di un pazzo” di A. Smith, “Snowflake” di M. Bartlett e “A notebook for winter” (Un quaderno per l’inverno) di A. Pirozzi. Lavora inoltre come dialect coach su set internazionali prodotti da Cattleya. Ha insegnato acting in English presso la Scuola di recitazione del Teatro dell’Orologio e presso la Scuola del Teatro di Napoli sotto la direzione di Renato Carpentieri.
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