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WHEN I SAW THE SEA (di Ali Chahrour)

Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26

Il lavoro domestico resta oggi tra i settori meno tutelati a livello globale. La condizione si aggrava nel caso delle lavoratrici migranti, particolarmente esposte agli abusi a causa di sistemi migratori. Nei paesi del Golfo, dove se ne concentrano oltre 2 milioni, il sistema della “kafala” vincola il permesso di soggiorno al datore di lavoro, impedendo di cambiare impiego senza consenso e per il quale chi tenta di fuggire da situazioni di violenza rischia sanzioni penali, detenzione o espulsione. Il coreografo libanese Ali Chahrour porta questo frammento di realtà nel suo nuovo spettacolo presentato alla Triennale Milano, dove la scena si trasforma in uno spazio che è al tempo stesso restituzione e presa di parola di quelle lavoratrici domestiche che rimangono condannate all’invisibilità. Il punto di partenza è una data, settembre 2024, quando l’esercito israeliano bombarda alcune zone di Beirut e gli abitanti sono costretti a scappare, abbandonando le case e chi lì dentro aveva trovato lavoro. Qui, le biografie di Zena Moussa, Tenei Ahmad e Rania Jamal vogliono trasformare il trauma in materiale vivo per il linguaggio scenico, e allora emergono, sul palco ancora come persone e mai personaggi, e con loro i propri corpi: «Abbiamo usato la coreografia come atto per recuperare la dignità del corpo», afferma il coreografo, andando a delineare le scelte di una drammaturgia in cui le protagoniste organizzano lo spazio secondo una grammatica del movimento che nasce dalla propria esperienza quotidiana, dal lavoro e dalla sopravvivenza di un sistema di schiavitù moderno. In questo lavoro, particolarmente efficace è quella tensione costante e autentica che avvertiamo tra vulnerabilità e resistenza, incarnata da sonorità – eseguite dal vivo da Lynn Adib e Abed Kobeissy – che agiscono come un controcanto rituale, un archivio di memorie passate che sono anche presenti, capaci di riconnettere la narrazione personale a una dimensione collettiva. Le interpreti allora prenderanno posto per abitare questo luogo, fragile e potentissimo, di testimonianza, dove il mare evocato nel titolo diverrà l’unico orizzonte simbolico di possibilità e sopravvivenza. (Andrea Gardenghi)

Visto alla Triennale di Milano, all’interno di FOG. Crediti: Regia e coreografia: Ali Chahrour Interpreti: Zena Moussa, Tenei Ahmad, Rania Jamal Musica composta ed eseguita da: Lynn Adib, Abed Kobeissy Assistente alla regia e alla coreografia: Chadi Aoun Disegno luci e direzione tecnica: Guillaume Tesson Assistente alla direzione tecnica: Pol Seif Progettazione del suono: Benoît Rave Scenografia: Guillaume Tesson, Ali Chahrour Responsabile della comunicazione: Chadi Aoun Fotografia: Lea Skayem Progetto grafico: Christina Atik Revisione testi: Hala Omran Traduzione dei testi in francese: Marianne Noujeim Produzione: Ali Chahrour Responsabili di produzione: Christel Salem, Chadi Aoun Coprodotto da: Le Festival d’Avignon, Ibsen Scope, HAU Hebbel am Ufer, Berlin, Arab Fund for Arts and Culture (AFAC), Al Mawred Al Thaqafi, deSingel Antwerp, Domino Zagreb, Perforations Festival, Holland Festival, Zürcher Theater Spektakel, Al Madina Theater Con il supporto di: Beryte Theater, L’Institut Français de Beyrouth, Wicked Solutions, WASL Productions, Beit el Laffé, Raseef, Beirut, Houna Center, Orient 499 Ringraziamenti speciali: Kafa, Megaphone, Daraj Media, Hammana Artist House, Zoukak Theatre, Seenaryo, Mohana Ishak, Hussein Hajj, Abdallah Hatoum, Anthony Sahyoun, Ali Khedr, Eric Deniaud, Chrystèle Khodr, Raymond Zakaria, Hind Hamdan, Viany Ngemakoue, Sophie Ndongo, Jouma Fayé, Mariam Sesay, Sarie Teshome, Aisha Temam, Raheel Teshome, Mihret Birhane, Laurentine Mbekati

Cordelia, marzo 2026

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Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi, nata in Veneto nel 1999, è laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Prosegue i suoi studi a Milano specializzandosi al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Brera. Dopo aver seguito nel 2020 il corso di giornalismo culturale tenuto dalla Giulio Perrone Editore, inizia il suo percorso nella critica teatrale. Collabora con la rivista online Teatro e Critica da gennaio 2021.

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