Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

Prima o poi il teatro italiano dovrebbe accorgersi, prendere maggiore coscienza del sodalizio tra Gabriele Vacis e la compagnia di giovani PoEM | Potenziali Evocati Multimediali, gruppo nato nel 2021 da una classe della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino. Però attenzione non siamo più in un ambiente pedagogico (o comunque non prioritariamente), parliamo infatti di un’impresa sociale che deve conquistarsi la propria fetta di mercato in un sistema caotico e difficile come quello italiano. E assistere a un loro spettacolo a Torino, nel programma del teatro nazionale cittadino, vuol dire confrontarsi con un vero e proprio evento. Mi è capitato nell’incredibile spazio delle fonderie Limone (luogo che farebbe scuola in Europa sul tema della conversione urbana). Sala piena, un pubblico che restituisce in attenzione e riconoscenza: e uno spettacolo che programmaticamente sovverte proprio l’attitudine del sistema per i piccoli ensemble, qui 12 artisti (metà donne e metà uomini) si muovono, ridono, piangono, tengono stretto il filo di un discorso narrativo sulla figura di Cristo, danno tutto se stessi tentando di entrare in comunicazione con le parole dei vangeli – e forse andrebbero cercati ancora di più quei momenti di dialettica e critica con il discorso sacro. Ma le dinamiche della scena sono comunicative nell’utilizzo dello spazio, nel modo in cui questo coro si mette in ascolto di chi prende parola di volta in volta creando così una sorta di pulsare collettivo: spazio, corpi oggetti, è un organismo vivo (penso anche all’utilizzo del canto) che interroga continuamente la platea tenendola dentro al discorso, fino alla distribuzione simbolica del pane al pubblico che è un ulteriore incontro. Siamo di fronte a una rappresentazione sacra per il contenuto, ma l’atteggiamento è laico e non è un caso che inizi con una dedica a Papa Francesco e un esergo a Pasolini, figura che tornerà poi verso il finale quando accadrà qualcosa di metafisico: un piccolo monologo di uno degli attori, che rappresenta un omaggio autobiografico al poeta, ma soprattutto un rispecchiamento struggente ed emozionante. (Andrea Pocosgnich)
Visto alle Fonderie Limone di Moncalieri. Regia di Gabriele Vacis. Scenofonia e ambienti di Roberto Tarasco. Con Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Kyara Russo, Edoardo Roti, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera. Una produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con PoEM Impresa Sociale.













