Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26
Non ci sarebbe da dire molto altro dopo questa recensione di Camilla Tagliabue che rende benissimo il divario tra le aspettative prodotte da questo spettacolo diretto da Mario Martone e i risultati. Lo vado a vedere al Teatro Vascello di Roma, pochi spettatori e spettatrici sotto i 45 e un colpo d’occhio scenico di tutto rispetto prima che lo spettacolo cominci: un sipario rosso chiude la quarta parete mostrando però le forme di qualcosa e qualcuno che preme verso il proscenio. Da lì uscirà Lino Musella, rannicchiato su un divanetto anticato: chi siamo noi? Siamo il pubblico dell’ultima recita di un musicista fallito, al quale lentamente svuotano la casa (questa sì un’idea teatrale folgorante, l’unica, e ben sfruttata dalla regia). I suoi familiari sono i comprimari di questa commedia della sparizione e l’impianto drammaturgico di Fabrizia Ramondino ricorda in fin dei conti certe idee “monomaniacali” di Molière per dirla con Garboli, solo che qui l’ossessione per la musica e il fallimento, per il proprio ruolo di artista incompreso, non produce azione: il dramma rimane tutto esistenziale, filosofico e in grado di misurarsi solo con l’ironia di certi passaggi. È l’apoteosi del finto monologo, quello che già autori del primo Novecento come Čechov hanno consacrato come nuova possibilità nella drammaturgia dell’Io, e il problema non sta tanto nel fatto che Ramondino non è Čechov o Bernhard (come scrive Tagliabue), il problema è proprio in quel suo essere fuori dal tempo: l’autore di Zio Vanja era addirittura anticipatore, le ossessioni del nostro musicista sono tutte chiuse nel suo ego e hanno a che fare con elaborazioni tutt’altro che nuove. Lino Musella restituisce concretezza e ironia ma troppo è il divario tra la sua recitazione e il grottesco degli altri (eppure talentuosi Iaia Forte, Tania Garribba, India Santella, Matteo De Luca, Giorgio Pinto). Forse il problema più grande sta proprio in quella battuta emblematica: “non ho niente da dire in questo secolo”, Ramondino la scriveva negli anni Novanta, ma vale ancora. (Andrea Pocosgnich)
Visto al Teatro Vascello. Crediti: Testo inedito di Fabrizia Ramondino; Regia e scene Mario Martone; Con la collaborazione di Ippolita di Majo; Con Lino Musella, Iaia Forte, Tania Garribba, Totò Onnis, India Santella, Matteo De Luca; Costumi Ortensia De Francesco; Luci Cesare Accetta; Con i contributi di Ernesto Tatafiore (strumenti musicali), Pasquale Scialò (sinfonia degli attacchi), Anna Redi (tango); Foto di scena Mario Spada; Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.













