Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26
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Perché il mito può raccontare il presente? A cosa servono le storie mitologiche se non per dare un senso alle cose? Daniele Bonaiuti, unico performer in scena, coadiuvato da immagini di remote galassie e spazi interstellari, parte da lontano, dal racconto sulle origini del mondo, così come ci sono state tramandate da Le Metamorfosi di Ovidio. Tutto sembrava perfetto e in armonia, fino al momento in cui l’amore si è trasformato in odio e la pace in guerra. Ma cosa vuol dire metamorfosi? A questo punto, non si può non rivolgere un invito alla comunità, al suo bagaglio affettivo e immaginifico: la risposta è immediata, e la dialettica tra spazio scenico e platea diviene il luogo ideale per una riscrittura collettiva, dove il racconto mitologico viene attraversato da questioni che riguardano da vicino la contemporaneità, costringendoci a riflettere su tematiche profondamente attuali. Come il mito di Apollo e Dafne, ad esempio, che narra la storia dell’amore non ricambiato del dio per una ninfa, la quale, nel rivendicare il diritto a non corrispondere il sentimento, si trasforma in una pianta d’alloro. Grazie all’utilizzo di un nastro adesivo bianco vengono tracciati, a terra, i contorni di un carro trainato da cavalli: è quello che Fetonte, il figlio superbo di Apollo, dio del Sole, tenta invano di guidare, provocando conseguenze devastanti per il pianeta – un puntuale riferimento alla crisi climatica -, salvato infine dall’intervento tempestivo di Zeus che colpisce a morte il giovane con un fulmine. Passando per il mito di Eco e Narciso, e per quello di Atteone, l’epilogo è dedicato al mito di Aracne, l’abile tessitrice che, sfidando la dea Atena, si ribella all’ordine costituito. Sulla scena, insieme a Bonaiuti, un gruppo di bambini e bambine ascoltano, ognuno, il battito del proprio cuore, imitandone infine le sonorità in un moltiplicarsi di movimenti. Una spontanea e autentica resistenza collettiva. Prendiamoci per mano e respiriamo insieme! (Giusi De Santis)
Visto al Teatro India. Progetto e realizzazione Kinkaleri – Massimo Conti, Marco Mazzoni, Gina Monaco; Con Daniele Bonaiuti; Direzione tecnica: Giulia Broggi; Organizzazione, promozione: Serena Trinchero, Diletta Vannucchi; Produzione: KLm / Kinkaleri 2024; Con il sostegno di: Teatro Metastasio di Prato; KLm è sostenuta da MiC – Ministero della cultura e Regione Toscana













