Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26

Fort Apache Cinema Teatro è una realtà importante, che dal 2014 ha creato numerose opportunità lavorative per attori e attrici ex detenuti e interpreti professionisti (dal 2021 inoltre è riconosciuta come Officina di teatro sociale della Regione Lazio), anche se ormai la differenza tra queste provenienze è sempre più sfumata. Lo dimostra l’ultima produzione vista al Teatro Vascello di Roma, Mercoledì delle ceneri, di cui è evidente la qualità attoriale complessiva e c’è da dire che ritrovare in scena Fort Apache ogni volta vuol dire essere anche spettatori e spettatrici di un teatro di ensemble, collettivo (e questa è la forza), che raramente si vede sui palchi della scena indipendente (e non solo). E ben si presta l’idea drammaturgica della regista Valentina Esposito al lavoro collettivo: siamo in un paese di provincia, difficile capire il tempo, forse un passato perduto in qualche piega del Novecento, è martedì grasso e i festeggiamenti dovrebbero portare divertimento e felicità, invece qualcosa dal passato, un ricordo, un “fattaccio”, torna ad agitare nel buio il ventre malato di questa comunità. Così la violenza subita da una giovane donna misteriosamente uccisa anni prima sembra poter tornare: la comunità che non fa i conti con il proprio passato non debella il virus. E’ intriso di maschilismo tossico questo piccolo paese e qui si aggira anche una banda di maschere – l’utilizzo della commedia dell’arte in una torsione maligna è una delle scelte più interessanti – che si comporta da squadretta di picchiatori fascisti: non c’è spazio per la diversità, l’irrisione dei comportamenti legati al genere e la sessualizzazione del corpo femminile sono all’ordine del giorno. La riflessione sul consenso (centrale in questo momento nella nostra società) emerge nettamente ma l’efficacia si perde in una drammaturgia non sempre chiarissima e soprattutto in un’ambientazione favolistica, nel tentativo di una ricerca poetica che non sorprende (nonostante alcune scelte suggestive come l’utilizzo di alti pupazzi scheletrici) e che rischia di allontanare un problema quotidiano e purtroppo presentissimo nella nostra realtà. (Andrea Pocosgnich)
Visto al Teatro Vascello. Scritto e diretto da Valentina Esposito con Alessandro Bernardini, Fabio Camassa, Matteo Cateni, Chiara Cavalieri, Christian Cavorso, Viola Centi, Massimiliano De Rossi, Roberto Fiorentino, Sofia Iacuitto, Gabriella Indolfi, Giulio Maroncelli, Claudia Marsicano, Giancarlo Porcacchia, Cristina Vagnoli, Camila Urbano aiuto regia Bruno Mello Castanho costumi Mari Caselli assistente costumista Costanza Solaro Del Borgo fantocci Mari Caselli e Costanza Solaro Del Borgo sarta Iris Ros teste in lattice Gemelli Magrì ideazione scenografica Valentina Esposito pupazza Edoardo Timmi musiche Luca Novelli luci Alessio Pascale fonico Simone Colaiacomo foto di scena Ilaria Giorgi ufficio stampa Carla Fabi e Roberta Savona













