C.Re.S.Co. riflette sul futuro del Codice dello Spettacolo (che dovrebbe essere emanato secondo la legge approvata) dopo la nomina di Gianmarco Mazzi a ministro del Turismo. Il governo ha spostato il termine per esercitare la delega al 31 dicembre 2026.
Gianmarco Mazzi, nominato oggi (3 aprile 2026) Ministro del Turismo è stato, in qualità di Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, tra i principali referenti politici del Governo per il settore dello spettacolo dal vivo e la figura cardine dell’ultima fase del percorso di costruzione del Codice dello Spettacolo, lo strumento legislativo voluto per disciplinare in modo organico il settore.
Con la delega allo spettacolo dal vivo, Mazzi ha svolto un ruolo di indirizzo e coordinamento politico sul Codice, un iter legislativo ad oggi non ancora concluso, nonostante siano passati ben 9 anni e 5 diversi Governi dal suo avvio (Gentiloni, Conte I, Conte II, Draghi e Meloni).
Dal novembre 2017, in occasione della pubblicazione della Legge 175/2017, C.Re.S.Co. aveva dedicato l’Assemblea Nazionale di Brescia proprio al Codice dello Spettacolo: da allora non abbiamo mai smesso di organizzare dibattiti pubblici dedicati al tema, in dialogo con Regioni, ANCI, promotori e promotrici e figure di settore altamente qualificate. Anno dopo anno, abbiamo elaborato una piattaforma di raccomandazioni politiche, in risposta alle esigenze del presente e dei cambiamenti intercorsi nel tempo.
Ora che Mazzi assume un nuovo importante incarico istituzionale, la domanda è inevitabile: che fine farà il lavoro svolto fin qui sul Codice dello Spettacolo? Chi prenderà in eredità un testo più volte annunciato come vicino alla conclusione, ma del quale non è ancora emersa una versione ufficiale? E quale peso avrà, in questa fase, il confronto con le Regioni e con ANCI, che negli ultimi mesi hanno chiesto con forza un coinvolgimento più strutturato nella scrittura del Codice?
Il termine per esercitare la delega sul Codice è stato spostato più volte. Dal maggio 2023 all’agosto 2024, poi all’agosto 2025 e infine al 31 dicembre 2026. A questo punto, mentre la legislatura entra nella sua parte finale, la domanda torna con ancora maggiore forza: che cosa succederà adesso?
In un processo in cui la concertazione tra le parti sociali di settore è risultata per lo più assente, al netto di rare occasioni prive di un reale confronto, il dato oggettivo ancora oggi è la mancanza di un testo ufficiale di riferimento, cosa che di fatto ha indebolito la possibilità per gli organismi di rappresentanza di formulare proposte puntuali nel metodo e nel merito. Sono circolate molte bozze, è vero, ma tutte in maniera ufficiosa , a discapito di quella grammatica istituzionale che vorremmo tornasse presto ad essere una priorità e una consuetudine in questo Paese.
È da qui che conviene guardare oggi alla vicenda del Codice dello spettacolo dal vivo, non soltanto come a un percorso legislativo incompiuto, ma come a un processo politico che ha già inciso profondamente sulle condizioni materiali e simboliche di chi nello spettacolo vive e lavora. Il punto non è solo capire se il Codice dello spettacolo vedrà la luce, ma riconoscere che il modo in cui lo si è atteso ha già prodotto effetti politici molto concreti. Perché anche l’assenza di una norma primaria, quando si prolunga nel tempo, organizza gerarchie, rinvia tutele, indebolisce la trasparenza e ingessa il settore. Se davvero il Codice doveva servire a dare ordine, visione e stabilità allo spettacolo dal vivo, oggi serve una posizione chiara del Governo nel dire a che punto è il lavoro, chi lo porterà avanti, con quali tempi e con quale grado di confronto istituzionale e pubblico.
L’augurio che possiamo fare al nostro settore e a chi sarà indicato dal Governo per portare avanti il percorso avviato è di inaugurare un processo veramente condiviso, concreto e trasparente che porti, a quasi 10 anni dal suo annuncio, all’approvazione di un Codice su cui far convergere le necessità reali del sistema spettacolo dal vivo attraverso un altrettanto reale processo di concertazione (a partire dalla possibilità di confrontarsi sulle ultime bozze…).
Il Codice e l’On. Mazzi, una ricostruzione per tappe
Il quadro normativo del Codice nasce prima con la Legge 175 del 2017 poi con la Legge 106/2022 che delega il Governo al riordino della materia in un unico testo normativo denominato “Codice dello spettacolo”. La procedura prevista passa dalla proposta del Ministro della cultura, dal coinvolgimento del Consiglio superiore dello spettacolo, dalla Conferenza unificata, dal Consiglio di Stato e dai pareri parlamentari.
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2017/12/12/289/sg/pdf
https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2022/08/03/180/sg/pdf
Nel luglio 2023, l’allora Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano annuncia in Senato che è allo studio “l’elaborazione del primo codice dello spettacolo”, destinato a disciplinare in maniera organica e moderna il settore. Nella stessa occasione precisa che questo studio è seguito personalmente dal sottosegretario Gianmarco Mazzi.
Nell’agosto 2023, Mazzi avvia formalmente una consultazione pubblica. Nella lettera allegata all’avviso chiede l’invio, entro l’11 settembre 2023, di proposte sintetiche – fino a un massimo di due pagine – per contribuire ad accelerare la redazione del “Codice dello spettacolo”. L’invito, tuttavia, non prevede criteri di selezione o di rappresentatività dei soggetti ammessi a partecipare: la consultazione risulta quindi aperta in modo ampio, includendo non solo le organizzazioni maggiormente rappresentative del settore, ma anche singole cittadine e singoli cittadini che intendano intervenire a titolo personale, purché nel limite “massimo di due pagine”.
Dopo la raccolta dei contributi, nell’ottobre 2023 Mazzi presiede al MiC il primo ciclo di incontri. Il Ministero comunica che erano già arrivati oltre 80 documenti di proposta e che erano state invitate più di 100 realtà rappresentative.
https://cultura.gov.it/comunicato/25347
Nel marzo 2024, Mazzi passa dalla consultazione generale ai tavoli settoriali. Il MiC annuncia quattro giornate di confronto intitolate “Verso il primo codice dello spettacolo”, coordinate dal Sottosegretario, dedicate rispettivamente a danza (19 marzo), musica (21 marzo), teatro (26 marzo), circhi, spettacolo viaggiante, carnevali storici e rievocazioni storiche (27 marzo). Nel comunicato del 26 marzo, il Ministero precisa che, nelle prime tre giornate, erano già stati ascoltati più di 100 artisti e circa 700 operatori.
https://cultura.gov.it/comunicato/26048
Nel comunicato relativo all’incontro dedicato alla musica, Mazzi dichiara che il lavoro sul primo Codice dello spettacolo è “a buon punto”, indicando pubblicamente uno stato di avanzamento intorno all’80% e prospettando un’ulteriore fase di armonizzazione del testo.
https://cultura.gov.it/comunicato/26074
Sul tavolo dedicato al teatro, Mazzi rende pubblici anche alcuni contenuti della futura riforma: parla di tax credit, di fiscalità per investimenti anche delle PMI, di partecipazione significativa alle commissioni ministeriali, di ridefinizione dei criteri di valutazione dei finanziamenti e di valorizzazione degli sceneggiatori. Aggiunge che molte delle proposte raccolte entreranno nella normativa e che aumenteranno i fondi per il teatro.
https://cultura.gov.it/comunicato/26097
Nel resoconto dell’Osservatorio per la parità di genere nello spettacolo del 19 giugno 2024, il direttore generale Spettacolo Antonio Parente richiama espressamente le considerazioni del sottosegretario Mazzi e le interlocuzioni svolte nell’autunno 2023 e nel marzo 2024, spiegando che nel lavoro sul Codice si è ritenuto di includere anche temi di tutela, violenza di genere, salute, codici di condotta, audizioni, formazione e possibili meccanismi sanzionatori, compresi eventuali riflessi sull’accesso ai benefici pubblici.
Dopo le dimissioni di Gennaro Sangiuliano, il nuovo ministro della Cultura Alessandro Giuli riconferma di fatto a Gianmarco Mazzi, con decreto del 30 settembre 2024, la delega alle attività e alle funzioni concernenti lo spettacolo dal vivo, la musica e il diritto d’autore nelle materie delegate.
Nel dicembre 2024, in una nota depositata in Conferenza Unificata sul decreto ministeriale relativo ai criteri e alle modalità di assegnazione dei contributi allo spettacolo dal vivo, le Regioni richiamano la sentenza n. 193 del 2023 della Corte costituzionale, parlano di possibile violazione del principio di leale collaborazione e sostengono che le innovazioni più incisive del sistema dovrebbero transitare nei decreti legislativi del Codice dello spettacolo, non in un semplice decreto ministeriale. Nello stesso documento chiedono al Governo di avviare un confronto politico immediato e di istituire un tavolo tecnico Stato-Regioni per la redazione dei testi normativi.
https://www.statoregioni.it/media/cszkaiub/p-9-cu-doc-regioni-18dic2024.pdf
Nel giugno 2025, Mazzi annuncia l’insediamento di un gruppo di lavoro guidato da Giorgio Assumma per l’elaborazione di nuovi criteri e nuove modalità di assegnazione dei contributi allo spettacolo dal vivo.
https://cultura.gov.it/comunicato/27726
A luglio 2025, nel corso del dibattito parlamentare al Senato viene riferito che il Governo ha trasmesso alle Regioni, il 1° luglio 2025, un “testo zero” del Codice dello spettacolo, aperto a osservazioni fino al 31 dicembre 2025.
In Senato, l’opposizione denuncia che la bozza circolava informalmente fuori dal Parlamento e che mancavano aggiornamenti costanti: PIRONDINI (M5S): Quello che chiediamo con gli emendamenti 1.2 e 1.3 è di anticipare la data della proroga di questo testo molto importante, il codice dello spettacolo, che, a quanto ci conferma anche il Sottosegretario, evidentemente ha una discussione fuori dal Parlamento. In Parlamento non se ne sa nulla e quindi chiediamo di anticipare la data.
La successiva legge 8 agosto 2025, n. 121 proroga il termine per l’esercizio della delega al 31 dicembre 2026.
https://www.senato.it/show-doc?id=1467560&idoggetto=0&leg=19&part=doc_dc&tipodoc=Resaula&utm_sourcewww.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/08/09/25G00129/sg
Nel settembre 2025, il MiC annuncia ulteriori incontri promossi da Mazzi con i Grandi Teatri d’Opera, esplicitamente collegati al confronto sul Codice dello spettacolo e alle strategie di rafforzamento delle Fondazioni lirico-sinfoniche.
https://cultura.gov.it/comunicato/28021
Aprile 2026, il Ministro Giuli ringrazia Mazzi “per l’ottimo lavoro svolto fianco a fianco al MiC” certo della sinergia tra i dicasteri.











