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HomeArticoliL'impeccabile virtuosismo di Aterballetto per Pite, Preljocaj, Tortelli: tra estetica e necessità

L’impeccabile virtuosismo di Aterballetto per Pite, Preljocaj, Tortelli: tra estetica e necessità

Recensione. Al Teatro Bellini di Napoli la compagnia Aterballetto con un trittico dedicato a Diego Tortelli, Angelin Preljocaj e Crystal Pite

Foto Christophe Bernard

Precisione assoluta, nessun cedimento o sbavatura: i corpi appaiono da subito pienamente disponibili, capaci di attraversare senza attrito le scritture che li guidano. In questa traiettoria si colloca la compagnia Aterballetto, portando in scena il trittico di Diego Tortelli, Angelin Preljocaj e Crystal Pite, all’interno della stagione Dance&Performance del Teatro Bellini di Napoli, curata da Emma Cianchi e Manuela Barbato. Le tre coreografie alternano soli, duetti e potenti ensemble, costruendosi in stretta connessione con i brani musicali, giocando sulla versatilità dei performer e offrendo al pubblico una costruzione scenografica dinamica in grado di generare una partecipazione attiva e costante.
Cosa resta, dunque, una volta che tutto è eseguito in maniera impeccabile? Qual è la traccia necessaria che si deposita oltre l’evidenza del gesto? A sipario chiuso, mentre il pubblico pian piano si appresta verso l’uscita, i performer sembrano esibirsi nuovamente tra i pensieri generando queste domande.

Foto Christophe Bernard

Diego Tortelli, tra le voci più interessanti della nuova scena contemporanea europea, apre la serata con Glory Hall, proponendo un lavoro fondato sull’idea sì di trasgressione, estasi e sconfinamento del possibile ma soprattutto di geometria dei corpi. Il coreografo italiano dichiara infatti di considerare i danzatori come strutture – «come fossero dei tetris che si incastrano tra di loro» – e traduce il proprio pensiero in una partitura coreografica in cui aggregazione e disgregazione si alternano con la carica musicale dei brani selezionati. L’impatto è immediato: i sedici performer – vestiti di nero con abiti differenti tra loro – invadono lo spazio e si fanno promotori di una dinamica che modula il ritmo attraverso una componente quasi rituale – non a caso Tortelli ha lavorato, per esempio, su Lu baciu santu (per Res Extensa Dance Company) ispirato alla tradizione del morso della Taranta e al culto di San Paolo – con un immaginario riconoscibile. Le mani disegnano traiettorie nello spazio, orientano, riflettono: prima due dita indicano, fendono l’aria con movimenti di braccia che sembrano onde, poi convergono sul viso arrivando fino alla bocca imponendo un silenzio, giungendo infine alla gola come segno di costrizione o respiro trattenuto. Il coreografo mette in risalto la potenza di ogni corpo con le luci che scivolano basse, tagliando il fumo che si alza ai lati con i battiti dei performer che vibrano, quasi tribali. Emerge allora la sensualità del duo maschile e l’alternanza di momenti performativi impattanti: ginocchia piegate,  passaggi in relevé, corpi sospesi che si sollevano appena dal suolo, contretemps in diagonale. I movimenti sono precisi, le teste scattanti, i versi e i respiri divengono parte integrante e predominante della partitura sonora, i corpi si rivolgono al pubblico con una gestualità frammentata, pulsante, indietreggiando lentamente come trascinati dal suono che rallenta. Tramite cambio d’abiti, inversione di rotta, performer che abitano e si ritirano dalla scena, Tortelli costruisce una performance per cui l’occhio osservante è stimolato in continuazione.

Foto Christophe Bernard

Angelin Preljocaj propone un duetto femminile – riallestito dalla creazione Suivront mille ans de calme (2010), adattato per “Memorare 2024” in occasione dell’evento preparatorio al Giubileo 2025 – che trae spunto da una lettura figurata dell’Apocalisse. L’etimologia del termine – dal greco antico apokálypsis – rimanda a un significato lontano da quello moderno: non catastrofe bensì mera e pura rivelazione. L’obiettivo di svelare ciò che è nascosto ispira il coreografo francese per una produzione che si faccia portavoce dell’indicibile, rivelando l’angoscia e la paura che, insieme alla speranza, accomunano ognuno. La matrice classica – tematica e coreutica – riaffiora nelle linee, nei piedi e nelle gambe perfettamente tese, nella leggiadria dei corpi inscritti in una dinamica rielaborazione contemporanea. L’apertura silenziosa con un’impeccabile posizione à la seconde riecheggia per l’intera durata della pièce, che si sviluppa poi sulle note di Beethoven (Sonata al chiaro di luna). Reconciliatio segna il momento del trittico in cui l’oscurità cede il posto alla nitidezza, data anche dai body bianchi indossati dalle performer. Di fatto la chiarezza formale, costante nei dieci minuti coreografici, resta sospesa in uno stato di pura intensità. L’equilibrio generato è delicato, temprato, ragionato e ben reso: per questo affascina senza però andare oltre.

In seguito, la scrittura di Crystal Pite si fa riconoscibile: offre un’atmosfera rarefatta con la musica volta a sostenere una dimensione mai drammatica ma quasi elegiaca. Visivamente l’attenzione del pubblico è chiamata a osservare molto anche la scenografia, dominata dalla suggestiva caduta costante dei fiocchi di neve sul fondale. I sette performer eseguono movimenti cadenzati, a canone, in gruppo o in fila, corrispondenti ad accenti musicali differenti. Perdita e accettazione sono i topoi che muovono Solo Echo a indagare coreograficamente la poesia Lines for Winter di Mark Stand

«And if it happens that you cannot
go on or turn back and you find yourself
where you will be at the end,
tell yourself
in that final flowing of cold through your limbs
that you love what you are».

I momenti di contact sono allora trattenuti, le prese intense, le scivolate alternate a camminate o brevi corse. I movimenti sembrano propagarsi da un corpo all’altro, creando un effetto che riflette il tema centrale della pièce. L’inverno, qui rievocato dalle due sonate per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms, lascia i corpi uscire di scena uno alla volta: al centro, con occhio di bue puntato, una sola figura al suolo a testimoniare l’essenzialità di ciò che resta quando l’eco tace. Tutto è volto a fornire una suggestione reale o questa è richiamata grazie ad astuti canonici riferimenti?
Il virtuosismo dei danzatori e l’armonia insita nella loro corporeità emergono all’interno di un dialogo tra poetiche, riuscendo a gestire il passaggio tra qualità differenti, dando così prova di versatilità. Il risultato è uno spettacolo che in generale seduce. La riflessione che ne scaturisce riguarda però la coesione tra le parti, la relazione tra virtuosismo e drammaturgia. Chi osserva come può andare oltre questa estetica? Quando il corpo è così perfettamente disponibile, cosa chiede davvero che venga espresso?

Sara Raia

Crediti

PITE/PRELJOCAJ/TORTELLI trittico SOLO ECHO | RECONCILIATIO | GLORY HALL
SOLO ECHO
7 danzatori – durata 20’
coreografia Crystal Pite musica Johannes Brahms sonata for Cello and Piano in E Minor, Op. 38: I. Allegro non troppo sonata for Cello and Piano in F Major, Op. 99: II. Adagio Affettuoso
set design Jay Gower Taylor costumi Crystal Pite & Joke Visser luci Tom Visser staging Eric Beauchesne
creazione nata per Nederlands Dans Theater riallestimento per CCN/Aterballetto (2025)
produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Bologna

RECONCILIATIO
Nuova produzione per 2 danzatrici – durata 10’
coreografia Angelin Preljocaj musica Ludwig Van Beethoven, Sonata al chiaro di luna
costumi Igor Chapurin luci Cecile Giovansili assistente alla coreografia Claudia De Smet
riallestimento dalla creazione del 2010 Suivront mille ans de calme
produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Bologna

GLORY HALL
16 danzatori – durata 30’
coreografia Diego Tortelli musica Godspeed You! Black Emperor; Oneohtrix Point Never
costumi Sportmax luci Matthias Singer assistente alla coreografia Hélias Tur-Dorvault
produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Bologna
Durata Spettacolo: 60 minuti

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