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LETTERE A BERNINI (di Marco Martinelli)

Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26

Lettere a Bernini, nella sua tattile e vibrante immediatezza, sollecita lo spettatore a farsi veicolo di un’indagine autonoma, non soltanto circoscritta alle evidenze del racconto ma modulata intorno alla ricerca di un senso più profondo. Una dimensione di sospensione evocata, nell’incipit, dall’illuminazione piena che coinvolge scena e platea (da cui avviene l’ingresso di Marco Cacciola, unico e cangiante attore): una sovraesposizione che ci costringe a una inattesa visibilità, fondendo il piano poetico con quello reale. Protagonista è Gian Lorenzo Bernini, maestro indiscusso dell’arte figurativa barocca del Seicento, di cui Marco Martinelli (autore del testo e regista dello spettacolo, ideato insieme a Ermanna Montanari) mette in luce le contraddizioni, il forte ascendente esercitato all’interno dell’ambiente ecclesiastico e la rivalità con Francesco Borromini. Ma anche il piglio arrogante, autoritario (reso dalle impetuose incursioni del dialetto napoletano) che lo porta a scontrarsi con Francesca Bresciani – talentuosa intagliatrice di lapislazzuli scelta da Bernini per erigere il suo tabernacolo a San Pietro – costretta a rivolgersi ai cardinali per ottenere il compenso, precedentemente pattuito con il maestro, che quest’ultimo non vorrebbe più riconoscerle. L’imponente scenografia che ricrea un atelier d’artista, affrancato da un preciso tempo storico e racchiuso da un tendaggio bianco, è caratterizzata da un elemento centrale marmoreo e da enormi casse di legno che svelano, al loro interno, pannelli utilizzati per le video proiezioni. I giochi di luci e ombre, e le intense sonorità, avvolgono e incidono lo spazio e le parole, contribuendo a una scrittura vivida che si nutre di chiaroscuri a illuminare, infine, l’umanità di Bernini (nell’apprendere la notizia del suicidio di Borromini) ma soprattutto l’artista – non solo scultore, pittore e architetto, ma anche uomo di teatro – capace, sotto il velo della sacralità, di far emergere prepotentemente la propria voce (basti pensare a opere come Apollo e Dafne e l’Estasi di Santa Teresa) indissolubilmente legata, al pari della ricerca teatrale, alla carnalità del gesto e del sentire. (Giusi De Santis)
Visto al Teatro Vascello. In scena: Marco Cacciola; Ideazione: Marco Martinelli, Ermanna Montanari; Disegno luci: Luca Pagliano; Scenografia: Edoardo Sanchi; Musiche originali e sound design: Marco Olivieri; Tecnico audio: Paolo Baldini; Voci: Ivan Simonini, Gianni Vastarella, Riccardo Savelli; Realizzazione immagini video: Filippo Ianiero; Tecnici video: Filippo Ianiero, Fagio; Realizzazione scene: Antonio Barbadoro con la squadra tecnica delle Albe Alessandro Pippo Bonoli, Gilberto Bonzi, Fabio Ceroni, Enrico Isola, Danilo Maniscalco, Lorenzo Parisi in collaborazione con Rinaldo Rinaldi; Assistente alla scenografia: Laura Pigazzini; Consulenza linguistica: Valeria Pollice, Gianni Vastarella; Organizzazione: Silvia Pagliano, Francesca Venturi; Ufficio Stampa: Alessandro Gambino – GDG Press, Federica Ferruzzi; Fotografie dello spettacolo: Enrico Fedrigoli; Regia: Marco Martinelli; Coproduzione: Albe / Ravenna Teatro – Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

Cordelia, marzo 2026

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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