Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26
Con Le false confidenze di Marivaux (rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1737), Arturo Cirillo torna a confrontarsi con i classici, di cui aveva già indagato in precedenza i dispositivi narrativi, attraversando i testi, tra gli altri, di Shakespeare, Ionesco, Molière, Rostand. Nello spettacolo, in scena al Teatro Argentina, di cui Cirillo cura traduzione e regia, centrale è la dicotomia tra verità e finzione, che non soltanto funge da innesco per gli accadimenti, ma diviene elemento fondante del continuo gioco di rimandi tra mascheramento e rivelazione. A sorvegliare le dinamiche tra i protagonisti della vicenda, è il servo Dubois (interpretato da Cirillo) che, con sagacia e ingegno, sembra prendere a prestito le doti affabulatorie del personaggio shakespeariano di Jago per incoraggiarne azioni e sentimenti. Il giovane Dorante (Giacomo Vigentini) è, invece, un nobile decaduto che, grazie all’intercessione di suo zio, il Signor Remy (Rosario Giglio), viene assunto come segretario dalla ricca vedova Araminta (Elena Sofia Ricci), di cui è segretamente innamorato. Amore che verrà contrastato dalla madre di Araminta, la Signora Argante (Orietta Notari) che, dal canto suo, vorrebbe vedere sua figlia sposata con il Conte (Giacinto Palmarini). A incarnare l’elemento di imprevedibilità insito nei rapporti interumani, è un Arlecchino (Francesco Petruzzelli) vestito in abiti moderni, simbolo giocoso di ambiguità e simulazione. Mentre l’allestimento scenografico di Dario Gessati, un’imponente e cangiante struttura girevole, accompagna e amplifica i mutamenti dei personaggi, orientandone i movimenti nello spazio e rivelando, anziché nascondere, tutta la loro complessità. Un ritratto, infine, che la domestica Marton (Giulia Trippetta) crede sia stato commissionato per lei, svela l’amore di Dorante per Araminta, sentimento che la donna – di cui Elena Sofia Ricci esplora, con eleganza, reticenze e fragilità – si sorprende a ricambiare. Ed è grazie al ritratto, di cui vediamo il moltiplicarsi dell’immagine, che Araminta scopre sé stessa nello sguardo dell’altro, evidenziando, al contempo, il gioco di percezione e di sovrapposizione tra reale e immaginario, che Cirillo conduce con intelligente introspezione. (Giusi De Santis)
Visto al Teatro Argentina. Di: Marivaux; Traduzione e regia: Arturo Cirillo; Con: Elena Sofia Ricci, Giacomo Vigentini, Rosario Giglio, Orietta Notari, Francesco Petruzzelli, Arturo Cirillo, Giulia Trippetta, Giacinto Palmarini; Scene: Dario Gessati; Costumi: Gianluca Falaschi; Disegno luci: Pasquale Mari; Suono: Federico Mezzana; assistente alla regia: Mario Scandale; assistente scenografo; Stefano Pes; Costumista collaboratrice: Anna Missaglia; Foto di: Manuela Giusto; Produzione: Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania.













