Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

Che cosa ci manca? Da questa domanda è partita la ricerca di Consorzio Balsamico su Il coro dell’Alba, spettacolo (per un pubblico dai 5 anni) presentato al Festival Contemporaneo Futuro in scena al Teatro India. La domanda viene rivolta alla platea, ma soprattutto ne riecheggiano le risposte registrate in altri tempi e io me ne sto seduto, lontano dalla scena, un po’ distaccato, credendo di essere al sicuro. Arriverà un gruppo di uccelli a svegliarmi dal torpore emotivo: sono i protagonisti di questa storia e a loro ciò che manca è la capacità di volare. Come se fossimo in un futuro prossimo, crudele per questi animali colorati, una distopia in cui per una volta non viene raccontato il nostro di futuro, anzi non sappiamo nulla di che fine abbia fatto l’umano. Gli uccelli vivono in una casetta e si raccontano con la nostra lingua grazie all’incredibile lavoro di Giada Borgatti, in grado di colorare tutte le voci con precise personalità aiutandosi con timbri e dialetti diversi e grazie ai movimenti delle manovratrici (Silvia Cristofori e Marzia Meddi), forse un po’ sacrificati a causa della conformazione delle marionette. I pennuti – vere e proprie opere d’arte, di Alessandra Stefanini, costruite con materiale di riciclo – spuntano fuori dai pannelli che compongono il fondale che è anche il luogo in cui un mondo di scritte, colori, cieli e vallate viene proiettato grazie a una lavagna luminosa che segna con evidenza il carattere artigianale di questo lavoro. C’è una sapienza antica ma contemporanea nella creazione dell’ambiente sonoro e dell’apparato visivo che accendono la fantasia della platea. Ecco, non ci pensavo alle guerre che stanno violentando chi già era ai margini, ma il teatro è anche in questa capacità della scena di risvegliare lateralmente un dolore, un pensiero empatico. Manca tutto ai bambini che cercano di sopravvivere alle guerre, e allora forse non c’è bisogno di chiedersi cosa c’entri questo con uno spettacolo colorato che in fin dei conti è una storia di formazione. I nostri uccelli impareranno (di nuovo) a volare e chissà se nel loro giro intorno al mondo sorvoleranno ciò che rimane della Striscia, dei condomini sventrati di Beirut o di Kiev, la fame e le violenze in Sudan. (Andrea Pocosgnich)
Visto a Teatro India. Testo di Giada Borgatti, progetto di Consorzio Balsamico regia Virginia Franchi con Giada Borgatti, Silvia Cristofori e Marzia Meddi marionette Alessandra Stefanini scene e ombre Maddalena Artusi disegno luci Marco D’Amelio paesaggi sonori Pier Giorgio Storti foto di scena Nicolò Degl’Incerti Tocci coproduzione Centro Teatrale Mamimò, La Piccionaia Centro di produzione teatrale










