Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26
Quanto la società influenza la lingua? Ecco una delle domande fondative della sociolinguistica, resa centrale dagli studi di Labov, che hanno offerto strumenti decisivi per comprendere i processi di legittimazione e visibilità delle minoranze linguistiche e culturali. In questa prospettiva, la toponomastica dialettale italiana si configura come un patrimonio ricchissimo e solo parzialmente indagato, soprattutto nei territori meno esplorati: un archivio vivo in cui lingua, identità e spazio si intrecciano. È a questo orizzonte che rimanda il lavoro dei Vidavé. La compagnia sottolinea la connessione tra movimento e lingua parlata; tuttavia, nello sviluppo scenico, questo campo teorico resta più evocato che realmente indagato. La questione dialettale si configura allora come spunto. Arricchito grazie al confronto con Maria Teresa Sartori e sostenuto dai precedenti esercizi stilistici legati alla fonetica, diventa un punto di partenza per poi orientarsi volutamente altrove. La ricerca coreografica privilegia infatti il dinamismo, l’energia e una dimensione che richiama codici espressivi popolari in cui la relazione tra i corpi e l’intensità del movimento sfidano lo spettatore. Non si tratta tanto di una traduzione o di una trasposizione del dialetto, quanto di una sua dispersione in una partitura fisica che insiste sull’urgenza espressiva e sulla costruzione di un sentire collettivo, all’interno di una trama condivisa di senso. Il suono accompagna la visione in maniera determinante: non solo per le scelte musicali, ma anche per la narrazione in sottofondo, i tratti regionali, le grida che prepotentemente arrivano fino al proscenio diffondendosi nello spazio. Poi gesti più delicati, ensemble convincenti, mani che divengono protagoniste. Se da un lato l’assunto iniziale pare rimanere in superficie, dall’altro la scena si anima di una vitalità concreta, fatta di tensioni e improvvise aperture, che restituiscono dunque allo spettatore un’esperienza più sensoriale che concettuale. (Sara Raia)
Visto a Spazio Körper; produzione VIDAVÉ Company; co-produzione La Biennale di Venezia con il supporto di DANCEHAUSpiù”- Centro Nazionale di Produzione della Danza, Movimento Danza-Organismo di Promozione Nazionale della Danza, PACTA Salone dei Teatri di Milano; coreografia Noemi Dalla Vecchia e Matteo Vignali; danzatori Cristina Roggerini, Emma Dora Bogerd, Fabio Cavallo, Matteo Vignali, Noemi Dalla Vecchia; voce Gustavo Frigerio; testi Mariateresa Sartori; composizione sonora Sabrina Felli, Simone Andres Ollearo; disegno luci Alessandro Caso; costumi Francesco Iacovino. Foto di copertina: Federica Musella













