Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

Tre donne inaudite cioè non ascoltate. Così Jacopo Squizzato definisce le protagoniste di Defrag, secondo atto di una ricerca sull’opera di Vitaliano Trevisan che il regista veneto ha iniziato due anni fa con Scandisk, primo capitolo di “WordStar(s) Trilogia della memoria” in cui i titoli sono funzioni del computer. La memoria umana è assimilata al “disco rigido” che, ogni tanto, necessita di essere formattata, riscritta, rimodellata per rendere il vissuto sopportabile. Impressiona la qualità di questa scrittura che riprende dalla propria biografia, specie se si considera la morte tragica del suo autore. Sembra che l’animasse il desiderio di raccontare quello che stava dietro ai meccanismi della mente. Le donne di quest’opera sono il simbolo di un mondo alto borghese vuoto e attaccato al materiale, che si arrovella e riordina la memoria, piena di traumi e fallimenti, a piacimento. La visione del regista è interessante innanzitutto perché ambienta la scena in un bagno. Un luogo di intimità, un rifugio, non il salotto borghese che ci aspetteremmo, ma un bagno lussuosissimo in marmo verde con al centro una vasca e sopra uno specchio inclinato dall’alto verso il basso che fa da doppia cornice dandoci un’ulteriore prospettiva su queste tre donne, una madre (Beatrice Schiros) e due figlie (Alice Torriani e Roberta Lanave). La loro relazione è basata su tre monologhi, ognuna vive nel proprio racconto. Il dialogo, asciutto e realistico, ricorda Čechov: quel girare intorno alle cose senza mai affrontarle davvero, un’attesa infinita e continuamente disattesa. Loro non si dicono niente direttamente; pur guardandosi negli occhi e restando l’una in prossimità dei corpi delle altre – bella la scena finale di loro tre nella vasca da bagno insieme – si raccontano di delusioni d’amore, di sogni infranti, di una vita agiata che risplende in tutta la sua inutilità. Di una ricchezza che fa la loro infelicità. Insieme provano a ricostruire una memoria comune più accettabile in attesa della fine. (Silvia Maiuri)
Visto al Teatro delle Moline di Vitaliano Trevisan regia Jacopo Squizzato con Beatrice Schiros, Alice Torriani, Roberta Lanave scene Alberto Favretto luci Tiziano Ruggia costumi Jacopo Squizzato con la consulenza volontaria di Sara Gicoradi musiche originali e sound design Andrea Gianessi













