Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

C’è un interno casalingo, ricostruito nella centralità del palcoscenico e però leggermente spostato verso uno dei due lati corti; questo è il primo degli elementi significativi che attraversano Cuor di coniglio, spettacolo firmato Dimitri/Canessa sulla scena di Contemporaneo Futuro al Teatro India. È una narrazione di realismo fantastico quella che tocca l’esistenza del giovane Vincent (Francesco Manenti), che inizialmente dà sfogo al proprio istinto: ama ballare, indossare abiti femminili, ma poi la derisione del proprio gruppo di riferimento, compagni della sua giovane età, lo spingono a trincerarsi dietro le pareti di casa, incapace di uscire e portare fuori la propria natura, mostrare di nuovo quale sia la propria essenza. Ma può essere una fiaba se non appare un coniglio gigante (Federico Dimitri) – per esigenze produttive anche nel ruolo di fata madrina – a tirarti fuori di casa? Una fiaba, sì, anche se non ha draghi sputafuoco da combattere, ma pregiudizi violenti da affrontare che spingono la vittima nel mutismo, nella chiusura verso il mondo. Uno spettacolo dunque che affronta un tema importante come il bullismo, l’annichilimento della libertà espressiva in nome di un conformismo feroce e impositivo, ma – pur se dovrà acquisire compattezza e ricalibrare l’equilibrio delle varie fasi, rinunciando ad alcune ripetizioni e affrontando meglio il confronto con il mondo di fuori – si concentra sulla reazione di solitudine e rinuncia, che soltanto una rinnovata fiducia può trasformare in una ulteriore consapevolezza. Il linguaggio scelto dalla regia di Elisa Canessa è quello del teatro fisico, con elementi di clownerie che ne alleggeriscono il segno, perché anche se la magia del coniglio, sulla punta di una bacchetta magica mezza rotta, è un po’ maldestra, l’impatto che avrà il suo tentativo sarà più forte del risultato complessivo: Vincent non dovrà usare la magia ma sé stesso, dovrà imparare che la continua sollecitazione dello sguardo altrui affollerà i momenti della vita, non bisogna allora rinunciare al cuore, ma rendere la propria sensibilità – proprio come quella di un coniglio – un punto di forza. (Simone Nebbia)
Visto al Teatro India. Crediti: creazione Compagnia Dimitri/Canessa; regia Elisa Canessa; con Federico Dimitri e Francesco Manenti; collaborazione artistica Giorgio Rossi; disegno luci Marco Oliani; sound designer Tommaso Marzini Della Ragione; scenografia e costumi Matilde Gori; Atelier scenografia Zaches; produzione Associazione Sosta Palmizi, Pilar Ternera / Nuovo Teatro delle Commedie e Straligut Teatro; con il sostegno residenziale di Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello – CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), Wintergarten – Atelier di teatro permanente e In Tel Fade | dai 6 anni Teatro Metastasio di Prato; KLm è sostenuta da MiC – Ministero della cultura e Regione Toscana













