Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26
Alle donne non è permesso invecchiare; alle attrici, meno che mai. Così la Molly Bloom di Giorgia Cerruti oppone al tempo che passa aggrappandosi con tutta se stessa a ciò che resta del sogno. In Ape Regina, regia di Cerruti e Davide Giglio, visto alla Sala Futura dello Stabile di Catania, la protagonista dell’Ulisse di Joyce è una diva sul viale del tramonto. Altro non le resta se non lasciarsi abitare da tutto un immaginario cinematografico e musicale, nel disperato tentativo di trattenerlo nel proprio corpo. E tanto più quel mondo in lei declina, tanto più Cerruti si oppone, lotta, strappa al tempo quanto la sua femminilità ancora esuberante può estorcergli. La protagonista attraversa tutta una gamma di registri, regalando allo spettatore una partitura leggera ma complessa, sempre variabile. Molly si agita sempre sull’orlo dell’eccesso, senza mai cadere nel dirupo: è l’ironia a salvarla, quell’ironia che rivolge a se stessa guardandosi giungere al sommo del patetico. E mentre attraversa tutto un repertorio di affezioni, Cerruti volteggia sulla scena, cade al suolo, stabilisce una relazione quasi carnale con gli oggetti che la circondano. Nel verde che le sta addosso e intorno (molto bello l’abito, di Daniela Rostirolla), la sua Bloom non può che ricordare i fasti, veri o finti, che ne hanno puntellato l’esistenza; si osserva all’interno dei nuovi ruoli che la società le impone, un poco accettandoli, un poco ribellandosi ad essi. Su tutto, impera la sua carnalità eccedente e irresistibile, stemperata soltanto dai ricordi che la legano a Leopold. Ma anche su questa nostalgia si impone, beffarda, una risata sarcastica: Cerruti non consente mai a nessuno, neppure a se stessa, di affezionarsi a languori romantici da drammone hollywoodiano. La sua Molly è certo un’attrice sulla via del tramonto, ma anche nei momenti di maggiore delicatezza affettiva non perde mai di vista se stessa. Risoluta, torna al qui e all’ora, al proprio corpo, alla propria fisicità vogliosa e prorompente. Un corpo che è anzitutto un corpo attoriale, e dunque può permettersi di essere quanto vuole: una vamp dalle movenze grandiose, una nevrotica che bercia insulti, una lasciva seduttrice di statue a forma di cane. Questo ci pare Ape Regina: un omaggio spassionato all’attrice, alle attrici di ogni tempo. Un saluto rivolto a miti che, per essere tali, non devono più essere cosa di questo tempo. Ma poco importa se la bellezza sfiorisce e finisce per non salvare più il mondo: ci resta sempre l’ironia, e scusate se è poco (Tiziana Bonsignore).
Visto al Teatro Stabile di Catania, Sala Futura Crediti: Scrittura di Giorgia Cerruti Regia di Giorgia Cerruti e Davide Giglio In scena Giorgia Cerruti L’abito di Molly è realizzato da Daniela Rostirolla. Uno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia Una produzione Cubo Teatro. Foto di Stefano Roggero













