Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26
Al centro della scena una struttura lignea, collocata in una cornice storica, non solo gioca il proprio ruolo di dispositivo scenico ma diviene un territorio da esplorare e attraversare. Un codice, una gestualità minima, una metafora esistenziale: questo il registro utilizzato dalla performer. I movimenti sono contenuti, guidati dalla ricerca personale di equilibrio e dall’ascolto di sé che appare quasi tangibile. Un unico corpo si confronta per circa trenta minuti con una rampa inclinata, in una sfida non dichiarata di affermazione spaziale, attraverso una concatenazione di micro-accadimenti che accumulano una tensione sottile verso l’esito del movimento: aumenterà la velocità nel danzare quel luogo? scivolerà sulla piattaforma o resterà in cima? In questo sistema di relazioni, ogni gesto appare necessario, come se il corpo verificasse le proprie possibilità di esistenza attorno a quel perimetro. Chi osserva si ritrova progressivamente e inevitabilmente coinvolto all’interno del processo performativo, condividendo la volontà di approfondire un’ostinata ricerca di equilibrio che, di fatto, appartiene a ognuno. Il linguaggio di Claudia Catarzi è essenziale e rigoroso: la scena si mostra come laboratorio percettivo, con l’obiettivo di indagare la relazione con la gravità, invitando a osservare il corpo come strumento di indagine empirica. 14.610 più che portare avanti una narrazione, tratta con precisione di una condizione: una riflessione sul limite, sull’adattamento, sui principi conoscitivi che ci muovono e smuovono. Ci chiediamo quale sia, allora, la nostra tendenza di fronte a una superficie inclinata. (Sara Raia)
Visto a Domus Ars – Fondazione Il Canto di Virgilio; organizzato da Körper- Centro Nazionale di Produzione della Danza nell’ambito della Stagione Adelante 2026. 14.610 di e con Claudia Catarzi; musiche Julien Desprez; scena Fabio Giommarelli; coproduzione Company Blu, La Manufacture-Centre de Développement Chorégraphique National Bordeaux Nouvelle-Aquitaine, Armunia/ Festival Inequilibrio/ Centro di residenze artistiche Castiglioncello, con il contributo della Regione Toscana e del MiBACT










