Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio26

Lisbona, primo novembre 1755. Luogo e data vengono ripetuti, le sillabe così concatenate e smangiucchiate da assomigliare al sibilo di un serpente, poi la reiterazione si fa sempre più forte, fino ad arrivare a urla scandite che trovano il loro sfogo contro il palmo della mano che tappa con irruenza la bocca. Partendo dal poemetto di Voltaire Poema sul disastro di Lisbona o dell’esame dell’assioma “Tutto è bene” (da cui il titolo), Antonio Tancredi e Cristiano Fabbri instaurano una riflessione che ha come scopo principale quello di interrogare la natura del male e della sua necessità. Lo spettatore è chiamato in causa, invitato a prendere con sé uno degli oggetti esposti su una tavola parzialmente riflettente e a conservarlo per tutta la durata dello spettacolo. Che sia una foto, una cartolina, un cucchiaio o una chiave arrugginita, ogni piccolo ninnolo diventa importante, come poteva esserlo per le persone che lo hanno conservato prima di noi. Come lo era per gli abitanti di Lisbona rimasti seppelliti sotto le macerie, strappati con violenza alla loro pacata quotidianità. Perché? È questo il quesito che permane nell’aria, mentre il vaso di legno composto di quindici segmenti cade e si apre a contatto con il suolo, sbalzato via di fronte all’onda dell’urto. Per terra, solo i resti divelti, vuoti, privati del loro senso, tra cumuli di trucioli. Sono due spettatori, a quattro mani, a ricostruire il vaso e i frammenti della fotografia che si annidano tra la segatura, dando loro nuovamente vita. Nel mentre, l’intenso gesto coreografico di chi esprime il proprio attaccamento viscerale all’esistenza viene accompagnato da parti del poema recitate al microfono. Alla concezione di Leibniz del nostro mondo come il migliore possibile, Voltaire contrappone la speranza. Di rialzarsi e rinascere, dopo essere caduti, di contrastare il male che colpisce tanto inesorabilmente. E così come nuove mani hanno ricostruito quanto è stato distrutto, così l’umanità fa affidamento alla sua speranzosa tenacia per andare avanti. (Letizia Chiarlone)
Visto al teatro della Tosse di e con Cristiano Fabbri e Antonio Tancredi dal Poema sul disastro di Lisbona di Voltaire Elementi scenografici: Balàzs Berzsenyiconcept musicale Cristiano Fabbri












