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TU NON MI PERDERAI MAI (di Raffaella Giordano, con Stefania Tansini)

Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

Ha una maglia con il collo a v e un disegno astratto in cui predominano i cromatismi del rosso, è seduta nella gradinata che allo Spazio Rossellini troneggia sull’ampia scena nera; solo quando tutto il pubblico avrà preso posto la performer guadagnerà lo spazio scenico nel quale si muoverà sfruttandone l’ampiezza, come in un rito silenzioso. Dopo la fine dei festival estivi e autunnali, dopo l’abbuffata di Romaeuropa, questa città diventa desolata per quello che riguarda le discipline teatrali legate al corpo: Equilibrio, il festival dell’Auditorium, è stato cancellato senza l’ombra neanche di un comunicato stampa e con l’eccezione del palcoscenico istituzionale dell’Opera di Roma (con quale sporadica data per il contemporaneo) l’unico appuntamento continuativo per i linguaggi della danza di oggi e del performativo in generale è quello di Orbita, la stagione diretta da Valentina Marini. Ci penso mentre Stefania Tansini scende i pochi gradini, con la platea gremita di appassionat*, di professionist* della danza. E qui l’appuntamento è anche con la storia perché in scena c’è una scrittura coreografica che ha la propria origine nel lavoro di Raffaella Giordano 21 anni fa. E la scommessa dunque è quella di trasmettere quel Tu non mi perderai mai, ispirato al Cantico dei Cantici in qualcosa di nuovo ma discendente dall’originale. Il risultato è una danza di silenzi, di sguardi e braccia che misurano l’altezza (forse l’ignoto?), di floorwork in cui stringere le ginocchia e la testa al petto come a proteggersi da tutto. È una danza gentile quella di Tansini, c’è qualcosa di etereo nella sua presenza. D’altronde nel 2005 Francesca Pedroni sul manifesto titolava “Inno al corpo fragile” e raccontava della camicetta a fantasia geometrica, della scrittura coreografica rarefatta, evidenziando anche la mancanza di ironia. Difficile anche in questa nostra epoca pensare a eventuali sguardi ironici sul mondo. La fragilità di questo corpo ci dice molto della violenza di questi tempi: negli occhi di Tansini c’è stupore ma anche dolore. (Andrea Pocosgnich)

Visto allo Spazio Rossellini Coreografie: Raffaella Giordano Con: Stefania Tansini Creazione luci: Gianni Staropoli, Maryse Gaultier Disegno del suono e composizione elettroacustica: Lorenzo Brusci Suono aggiunto: Jòhann Jòhannsson Costumi: Beatrice Giannini Esecuzione tecnica suono: Andreas FroebaEsecuzione tecnica luci: Maria Virzì, Lucia Ferrero Produzione: Sosta Palmizi (2025) In coproduzione con: Triennale Milano Teatro, Fuorimargine Centro di produzione di danza e arti performative della Sardegna Con il sostegno di: Fondazione Teatro Grande di Brescia, Centro di Rilevante Interesse per la Danza Virgilio Sieni Evento in collaborazione con ATCL

Cordelia, febbraio 2026

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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