Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26

Tre sedie di legno, tre donne: una seduta, due in piedi; tre di profilo. Ci sono ricordi ingialliti in questa storia, i cui effetti non smettono di opacizzare il presente: tutto è com’era, o forse no, tutto è immobilizzato in una fotografia color seppia mezza cancellata, che si vuole, allo stesso tempo, guardare, ferocemente ricordare, ma anche ignorare. SP33, testo e regia di Giulia Bartolini che per la rassegna EXPO è in scena al Teatro Belli, narra di tre sorelle, riunite dopo molti anni nel piccolo paese dove sono nate e dove due di loro vivono ancora, la terza no, è andata via verso città lontane nel giorno del funerale della loro madre, ma oggi torna senza avvisare, si presenta, si manifesta con la forza dirompente che ha il silenzio, quando urla il passato. È un dialogo a tre, ispido, gelido, ma via via anche allegro, fino ad essere ebbro: la sorella grande che ha ereditato il letto e il piglio da madre (Giulia Trippetta) e la sorella più piccola, un po’ ingenua, un po’ succube (Francesca Astrei); poi c’è quella di mezzo che ha avuto bisogno di fuggire come ora ha bisogno di tornare (Grazia Capraro): ma cosa trova? Emerge, soprattutto nel soliloquio poetico a parte della nuova arrivata, una memoria dei sensi e dei gesti: ma l’usanza di ciò che siamo stati può bastare a essere ancora? Le tre attrici sono sapienti e capaci di dosare spigoli e repressioni della loro relazione, il loro dialogo è cadenzato da un battito esterno che conta il tempo e invade lo spazio e le parole; la regia sta nella gestione delle dinamiche tra sorelle, l’andirivieni di emozioni, ripicche, riesumazioni di storie sepolte. E tuttavia, pur nell’interpretazione felice di questo cast ben coeso, emerge una certa fragilità del testo che ricalca schemi datati del genere, prevedibili e che la regia – forse non aiuta che sia la stessa Bartolini a firmarla, così come le luci non sembrano far parte di un disegno preciso – non riesce a porre in discussione o smussare, fermandosi a una lettura che avrebbe ben più strati da sviluppare. (Simone Nebbia)
Visto al Teatro Belli, EXPO. Crediti: di Giulia Bartolini; con Francesca Astrei, Grazia Capraro, Giulia Trippetta; regia Giulia Bartolini; produzione Compagnia Mauri Sturno; in collaborazione con Compagnia KARL











