Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

La Sala Tre del Teatro Franco Parenti appare come qualcosa a metà tra il negozio di un rigattiere e la camera da letto di un accumulatore seriale: sul pavimento, delimitato ai quattro lati da file di poltrone destinate agli spettatori, sono sparse carabattole per l’infanzia, vecchi libri in diverse lingue, cartoline, videocassette, fotografie. Portano con sé le tracce di chissà chi e di chissà cosa, suscitano una languida, quasi scontata, malinconia. Dal loro mucchio Valentina Picello e Francesco Sferrazza Papa ne raccolgono qualcuna per delineare i cinque atti unici di Tennesee Williams di cui si compone lo spettacolo, tutti incentrati sulle dinamiche di coppie che declinano variamente il concetto di disfunzionalità, percorse come sono da una violenza antica, da un’irrequietezza presente e da uno sguardo allucinato, cinico, perduto verso il futuro. In uno spazio scenico ogni volta rimaneggiato attraverso undici lunghe assi di legno (binari, paratie, muri), Picello vibra letteralmente di questa irrequietezza, il suo corpo sembra percorso dal costante moto elettrico di cui sono avvolti i cavi dell’alta tensione, e compensa la solidità della voce, dei movimenti e dell’espressività di Sferrazza Papa, che invece assume l’impenetrabilità di una parete di roccia. Questa distanza posturale restituisce la rabbiosa incomunicabilità tra i personaggi, la loro solitudine di orfani di un qualche dio distratto che, come per caso, si è trovato a posarli in luoghi che sembrano sempre ai bordi di qualcosa, ma in mezzo a cumuli di altri rifiuti. Parlando sopra alla musica magniloquente del finale, un poco stonata rispetto alla miseria rappresentata fino a quel momento, Picello sussurra disperatamente “Voglio andare via”, l’unico desiderio che nei cinque atti non pare toccato dall’odio per l’altro, ma dall’amore per sé. (Matteo Valentini)
Visto al Teatro Franco Parenti. Crediti: di Tennessee Williams, traduzione Masolino D’Amico, regia Andrea Piazza, con Valentina Picello e Francesco Sferrazza Papa, scene e costumi Alice Vanini, luci Martino Minzoni, musiche originali Andrea Cotroneo, produzione Teatro Franco Parenti.











