HomeCordelia - le RecensioniORLANDO (di Andrea De Rosa)

ORLANDO (di Andrea De Rosa)

Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

Orlando attraversa i secoli con la naturalezza di chi non riconosce barriere. Sguardo febbrile, colorito perlato e portamento aristocratico di un giovane elisabettiano, nella scrittura immaginifica di Virginia Woolf, Orlando indossa l’abito maschile del XVI secolo, e poi, improvvisamente, accade che muta: il corpo si fa femminile, la voce si assottiglia e si irrobustisce insieme, il gesto si libera da ogni costrizione. Creatura cangiante e purissima, Orlando non conosce arrivismo ma desiderio; è un essere con un’identità in movimento che continua a cercare nella vita mille modi di essere se stesso. Anna Della Rosa è tutto questo e molto di più nello spettacolo diretto da Andrea De Rosa, con la drammaturgia di Fabrizio Sinisi che ne restituisce una traiettoria narrativa nuova. Qui, il testo integra la nuova traduzione del romanzo curata da Nadia Fusini e i brani epistolari tratti da Scrivi sempre a mezzanotte, costruendo un tessuto drammaturgico che intreccia i diversi livelli per spostarsi continuamente tra racconto e confessione biografica. E così si muove anche Della Rosa, leggiadra saltella attorno la quercia al centro della scena, seguendo una metamorfosi performativa tutta interiore, si sdraia, s’abbraccia, sospira e si reinventa, su di un praticello verde all’inverosimile. Di questa scenografia fiabesca, avvertiamo quasi l’odore della primavera, il suono del canto degli uccellini, il ritmo del cambiamento, l’amore di una dedica. Concepito come omaggio a Vita Sackville-West, Orlando, dice Sinisi, è dopotutto «un inno a Vita e alla Vita, nonché la testimonianza di una speranza estrema: mentre la vita dei corpi finisce, quella delle parole è più lunga e diversa, abbatte i confini dei sessi, delle identità, perfino della morte». E la scena, allora, non può che chiudersi con una pioggia di fogli, scritti e ancora da scrivere: spazio di linfa che sopravvive ai corpi, oltrepassa le convenzioni e continua, nel tempo, a generare senso. (Andrea Gardenghi)

Visto al Teatro Piccolo di Milano: dal romanzo di Virginia Woolf e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West Scrivi sempre a mezzanotte (Donzelli Editore), drammaturgia Fabrizio Sinisi, traduzione Nadia Fusini, regia Andrea De Rosa, con Anna Della Rosa, scene Giuseppe Stellato, luci Pasquale Mari, suono G.U.P. Alcaro, costumi Ilaria Ariemme, assistente alla regia Paolo Costantini, musica di scena Sinfonia n.6 Patetica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, produzione TPE – Teatro Piemonte Europa

Cordelia, febbraio 2026

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi
Andrea Gardenghi, nata in Veneto nel 1999, è laureata all’Università Ca’ Foscari di Venezia in Conservazione e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali. Prosegue i suoi studi a Milano specializzandosi al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali dell’Accademia di Brera. Dopo aver seguito nel 2020 il corso di giornalismo culturale tenuto dalla Giulio Perrone Editore, inizia il suo percorso nella critica teatrale. Collabora con la rivista online Teatro e Critica da gennaio 2021.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

Macerie e ruderi. Dall’Orestea di Gibellina

Dopo oltre un quarantennio, Gibellina celebra l'anniversario dell'Orestea di Emilio Isgrò. Per la regia di Alfio Scuderi. Con Vicenzo Perrotta, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Falco Gibellina...