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MARCINELLE, STORIE DI MINATORI (di Ariele Vincenti)

Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26

Al termine del lunghissimo applauso, alcune persone in prima fila parlano tra di loro e poi, rivolgendosi all’attore Vincenzo Tosetto gli raccontano che hanno a lungo vissuto in Belgio vicino la miniera. Altre, durante l’incontro post spettacolo, diranno a Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti e al regista Ariele Vincenti che il padre, che è anche il suocero, ha lavorato proprio a Marcinelle…La forza civile di Marcinelle, storie di minatori, sold out per le sei repliche allo Spazio Diamante, sta proprio nella prossimità che si crea tra il palco – in cui la drammaturgia intesse le biografie sceniche dei personaggi sullo sfondo della Grande Storia – e la platea – dove la narrazione collettiva incontra le vicende personali di molte e molti. L’interpretazione mai troppo enfatica dei quattro attori e dell’attrice è un esercizio scenico di manovalanza: il cast agisce in scena arrampicandosi, saltando, spostando, sollevando le mobili, e impattanti, architetture (di Alessandro Chiti) per restituire al pubblico quella sensazione claustrofobica di incastro, ricatto e sacrificio che passa proprio attraverso l’attività e lo sforzo dei corpi in scena. Non solo dentro la miniera però, anche fuori, nelle case, nelle famiglie vicine, che tutti i giorni si presentano fuori dal cancello quando finisce la giornata in miniera, e in quelle lontane che aspettano le lettere. Il ruolo di Sarah Nicolucci è infatti plurale: lei è tutte le donne a cui, dichiara il regista, è dedicato questo lavoro. L’8 agosto del 2026 saranno passati cinquant’anni ma questo lavoro di storia orale crea continuità con la contingenza del presente e diventa monito attraverso cui guardare altre catastrofi contemporanee, per le quali i disastri sono sempre l’estrema conseguenza di un sistema di sfruttamento coatto, illegale, disumano. Marcinelle come l’assenza di tutele per i rider, come la manodopera illegale che assolda i migranti a basso costo, come il caporalato agricolo nel Sud Italia, come tutte le forme attuali di smuggling e traffiking. (Lucia Medri).
Visto allo Spazio Diamante: con Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti, Vincenzo Tosetto, Ariele Vincenti. Scenografia Alessandro Chiti, Composizioni Musicali Tiziano Gialloreto, Disegno Luci e Fonica Stefano Pierucci, Costumi Agostina Imperi, Aiuto Regia Nicolò Marabini, Foto Francesco Nannarelli, produzione Alt Academy Produzioni e Teatro Stabile D’Abruzzo

Cordelia, marzo 2026

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Lucia Medri
Lucia Medri
Giornalista pubblicista iscritta all'ODG della Regione Lazio, laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale. Dopo la formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi) si specializza in web editing e social media management svolgendo come freelance attività di redazione, ghostwriting e consulenza presso agenzie di comunicazione, testate giornalistiche, e per realtà promotrici in ambito culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018, vince il Premio Nico Garrone come "critica sensibile al teatro che muta".

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