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IL RAGGIO BIANCO (Di Sergio Pierattini Regia Arturo Cirillo)

Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio26

In un appartamentino della periferia milanese vivono due donne, madre e figlia. Anna (Milvia Marigliano), energica e sarcastica, ha fatto della cleptomania che la affligge la sua unica fonte di reddito. La figlia Giulia (Linda Gennari) non ha potuto fare a meno che seguire, controvoglia, le orme della madre sulla strada del furto. La precaria quotidianità su cui si instaura il rapporto teso tra le due viene sconvolta dall’arrivo del cugino Matteo (Raffaele Barca), che inevitabilmente porta a una compromissione degli equilibri. Matteo, che finge di essersi recato dalla zia per sostenere l’esame di ammissione in polizia, seduce Giulia, per poi fuggire con i risparmi della cugina e il bottino duramente accumulato dalle due donne. La trama presenta un andamento lineare, in contrapposizione con l’intreccio dei non detti e delle tensioni che animano la messinscena. I tre personaggi interagiscono tra loro pur rimanendo tre universi a sé stanti, separati nella loro grandezza, forse fin troppo, lembi di umanità che si accarezzano tra loro ma rimangono chiusi nella loro reciproca incomprensione. La tenera speranza di Giulia in una connessione sincera e diversa a fronte del rapporto ormai incancrenito con la madre, si scontra con la dura realtà dei fatti, con l’egoismo e la scelleratezza del cugino. A sua volta, le speranze di Anna di ricucire il rapporto con la sorella vengono disattese. La madre rimane a spiare dalla finestra mentre la figlia corre in strada, cercando disperatamente Matteo. Solo una lama di luce penetra dalle tapparelle socchiuse, tagliando la carta da parati alle spalle della donna. La familiarità dell’ambiente porta con sé una promessa funesta, di ritorno alla dinamica viziosa che sussiste da sempre tra madre e figlia. Quel “raggio bianco” di luce che avrebbe dovuto illuminare le loro vite, altro non si rivela che il bagliore di uno specchietto per allodole. O forse le luci di una volante che, ignara o indifferente al dramma che si è consumato, passa e se ne va. (Letizia Chiarlone)

Visto al Teatro gustavo Modena Produzione Teatro Nazionale di Genova Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale Di Sergio Pierattini Regia Arturo Cirillo Personaggi e interpreti La madre, Anna Milvia Marigliano La figlia, Giulia Linda Gennari Matteo Raffaele Barca Scene Dario Gessati Costumi Gianluca Falaschi, Anna Missaglia Musiche Paolo Coletta Luci Aldo Mantovani Assistente alla regia Mario Scandale Assistente alle scene  Eleonora Ticca Cast tecnico direttore di scena Fabrizio Montalto capo macchinista Antonella Perazzo elettricista Luisa Giusti fonico Edoardo Ambrosio sarta Cristina Bandini di e con Cristiano Fabbri e Antonio Tancredi dal Poema sul disastro di Lisbona di Voltaire Elementi scenografici: Balàzs Berzsenyi concept musicale Cristiano Fabbri

Cordelia, febbraio 2026

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Letizia Chiarlone
Letizia Chiarlone
Classe 2001, è studentessa di Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, presso l'Università di Genova. Comincia ad avvicinarsi alla critica teatrale nel 2023, accolta nell'aia dell'Oca Critica. Nel giugno 2024 partecipa al laboratorio di critica teatrale diretto da Andrea Porcheddu con Roberta Ferraresi presso la Biennale Teatro. Nell'agosto dello stesso anno prende parte al workshop di critica teatrale di Teatro e Critica condotto da Andrea Pocosgnich nel contesto del Festival Orizzonti di Chiusi. Collabora con Teatro e Critica da ottobre 2024.

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