Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26
Hamlet, Amleto, il principe di Danimarca, ora Hamnet, e anche l’anti eroe moderno, l’impersonificazione dell’inazione, la tragedia del teatro stesso…cos’altro si potrà dire di lui per poter, ancora, dire di noi, del teatro e quindi dell’essere umano, del mondo? Valentino Mannias ha chiaro questo dilemma nel suo Hamlet in purple visto all’Angelo Mai e prodotto da Bluemotion grazie alla visione, sempre prospettica, di Giorgina Pi. Mannias scrive un’elaborazione collettiva del lutto di Amleto (in purple, appunto) per rivivificare quello che oggi del teatro viene minacciato e condannato alla sua fine. Lo fa nella traduzione, nei punti di vista scelti, nelle scene trasformate in partitura musicale dalla presenza, come spalla, e dalle musiche originali di Luca Spanu, in una drammaturgia che deve molto al teatro novecentesco – nei primi minuti assistiamo, con diffidenza, a un esercizio di stile, un linguaggio gravido di tempo e di forma – ma che viene anche agita attraverso cinque burattini e una marionetta (creature di Is Mascareddas), la cui collocazione, solo in alcuni momenti, nel teatrino ricostruito al centro del palco, risulta poco chiara. Nonostante verso il finale, Mannias sembra dimenticarsi dello strumento del microfono e la voce distrarsi dalla compostezza iniziale, l’interpretazione attoriale, le pose, il trucco bianco in volto simboleggiano puntualmente sia l’ancestrale eredità culturale sarda che una biomeccanica comprensione della morte, rappresentata anche dall’inserimento delle sequenze di teatro di figura in cui il verso shakespeariano si fa poesia incarnata dai burattini e dall’unica marionetta, alter ego, avatar dell’attore in scena. Il dialogo a tre, Amleto/Mannias e i burattini Rosencrantz e Guildestern resta, più delle altre, un’immagine di luminosa e grottesca fascinazione teatrale perché è proprio in quella relazione a tre, nello scontro con quegli amici che diventano Altri che ritroviamo la finzione di una promessa, la mancata lealtà, l’anticipazione di morte. (Lucia Medri)
Visto all’Angelo Mai: Traduzione, regia, drammaturgia: Valentino Mannias; Musiche originali e sound design: Luca Spanu; Con: Valentino Mannias e Luca Spanu; Collaborazione teatro di figura: s Mascareddas; Cantanti: Emanuela Orrù, Federica Orrù; Light designer: Andrea Gallo; Produzione: Valentino Mannias, Bluemotion; Foto di scena: Dietrich Steinmetz.












