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HomeCordelia - le RecensioniEdipo Re (Archivio Zeta)

Edipo Re (Archivio Zeta)

Questa recensione fa parte di Cordelia di marzo 26

Tutti, prima o poi, ci mettiamo sulle tracce della verità. Forse è questo che ci avvicina così profondamente a Edipo e che ci rende così sensibili di fronte alla sua impossibilità di sfuggire al destino. Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti portano in scena la tragedia sofoclea tenendo fede alla versione classica. Tramite una rilettura intensa – caratterizzata da un uso essenziale della scena – la regia conferisce forte centralità alla parola tragica, riecheggiando la dimensione solenne e arcaica dell’universo cinematografico pasoliniano. I due attori si alternano nei ruoli e l’attenzione dello spettatore è focalizzata sul testo: le parole sono sapientemente selezionate dalla scrittura originaria. Vittima dell’ineluttabile fato che vince su tutto, condannato alla nefas che lo conduce all’anagnorisis, Edipo è succube del «male di ogni male più alto». Da essere impuro quale viene definito, non può far altro che prendere consapevolezza della pena lancinante a cui è chiamato: in scena emerge tutta la sua paura di riconoscersi al di fuori da sé -e in sé- artefice di uno «spettacolo inaudito» per la legge umana e divina. Come osserva Enrica Sangiovanni nel talk successivo allo spettacolo, Edipo sembra parlare agli altri ma in realtà si rivolge a sé stesso: è solo, e deve fare i conti con il parricidio e l’incesto di cui è protagonista. L’operazione è quasi da camera oscura: non c’è un dialogo, il suo dire assume i tratti di uno struggente monologo interiore. Non è un caso allora che il coro, fondamentale nella tradizione, non sia presente ma rievocato: dai passaggi in platea degli attori e talvolta dal pubblico stesso. La musica di Patrizio Barontini non accompagna ma è parte integrante della costruzione drammaturgica e contribuisce al dipanarsi del dramma. Gianluca Guidotti sottolinea la distanza che però la compagnia prende rispetto all’attualizzazione del mito e alla ricerca di analogie al presente. Archivio Zeta dimostra dunque che la straordinarietà dell’opera risiede nella capacità di parlarci ancora e il piacere sta nel fruirne. (Sara Raia)

Visto a Galleria Toledo. Edipo Re di Sofocle traduzione Federico Condello; drammaturgia, scenografia, regia e interpretazione Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti; musica Patrizio Barontini; tecnica Vincenzo Scorza e Elio Guidotti; durata 1h10.

Cordelia, marzo 2026

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