Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

L’amore disordinato, che arriva in maniera casuale e diventa vorace, totalizzante, la sovrapposizione tra arte e vita, il mestiere che ingoia tutto il resto, il dibattito intellettuale e l’utopia del teatro tragico e altissimo che deve trovare una sponda nella realtà di ciò che serve e salvarsi dunque nella commedia; e poi quella relazione asimmetrica con il potere che porta l’artista a chiedere, sperare, pregare, ad inginocchiarsi di fronte al Re Sole. È tutto questo ma forse anche altro il prezioso spettacolo diretto da Danilo Capezzani e costruito attorno alla figura attoriale di un interprete che è anche autore e che quelle contraddizioni può comprenderle nelle proprie ossa, fin sui nervi: un Fausto Paravidino bambinesco ma anche cattivo (ché nell’infanzia sta un certo animo malvagio ma puro), sorridente e sofferente, alle prese con un personaggio storico ma con il compito preciso di farlo vivere nell’oggi, in un tempo a noi vicino. Al Teatro Greco – dove lo spettacolo è andato in scena all’interno della stagione del Teatro della Città di Roma – siamo infatti lontani dai fasti delle parrucche secentesche, forse possiamo riconoscere un’ideale metà del secolo scorso nell’eleganza semplice di certi costumi. In scena pochissimi, oggetti: una vecchia valigia, libri che sono già in terra mentre il pubblico prende posto, un ombrello, due file di poltrone da teatro verdi, una di lato e una sul fondo (nascostea inizialmente da un sipario che poi si aprirà) e poco altro; perché il resto è nel corpo a corpo a corpo spietato tra gli attori, le attrici e il testo di Maria Teresa Berardelli che non spreca una parola prendendo le mosse da quel romanzo incredibile, Vita del signor de Molière, che Bulgakov scrisse negli anni ‘30 e censurato dalla Russia stalinista. Gli interpreti, Barbara Giordano, Paolo Faroni, Diego Giangrasso, Paolo Madonna, Aurora Spreafico, vibrano nello spazio, con le loro azioni e nei loro sentimenti, e forse il più evidente atto d’amore nei confronti di Molière è il continuo dialogo con la platea: gli occhi di Paravidino non la perdono mai di vista.
Visto al Teatro Greco Di Maria Teresa Berardelli Liberamente ispirato al romanzo Vita del signor Molière di Michail Bulgakov Regia di Danilo Capezzani Con Fausto Paravidino E con Barbara Giordano, Paolo Faroni, Diego Giangrasso, Paolo Madonna, Aurora Spreafico Produzione Compagnia Mauri Sturno, Compagnia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico














