Banner Bando Trevi Teatro
Banner Bando Trevi Teatro
Banner Bando Trevi Teatro
HomeCordelia - le RecensioniLUNA–57 (di Noemi Francesca)

LUNA–57 (di Noemi Francesca)

Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Con una scrittura delicata e poetica, la regista e drammaturga Noemi Francesca torna a interrogarsi sul tema della separazione, recuperandone nuove prospettive e rimandi, a partire dallo spettacolo C’era una volta. Manuale di sopravvivenza per immagini (leggi anche l’articolo di Alessandro Toppi), tra i testi vincitori, nel 2024, del Premio Nuove Sensibilità 2.0. Se in C’era una volta il motore della ricerca prende avvio dalla consapevolezza della fine, che viene narrata dal protagonista (Michelangelo Dalisi) in soggettiva, assimilando i codici del linguaggio filmico, in Luna–57 la morte diviene un fatto compiuto. Tutto è pronto per dirsi addio, anche se «si muore troppo in fretta» (come intona Andrea Laszlo De Simone nel brano Vivo). «Papà, mi senti?»: nel congedarsi dalla figura paterna, qui corpo assente, una giovane hikikomori (interpretata da Alessandra Masi, unica presenza in scena) trasforma il lutto in un viaggio nello spazio, più precisamente quello che dovrebbe apprestarsi a compiere il padre, sollecitato dalla figlia a non dimenticare il bagaglio più importante della sua vita, le cose essenziali, le foto di famiglia, e soprattutto gli esercizi per non sparire e per inviare messaggi sulla Terra. Ma cosa accade quando il vuoto diventa un nemico comune? Quando la sparizione/morte dell’uno, diventa anche la sparizione/isolamento dell’altra? Sul fondo della scena, le immagini video di un pianeta roccioso, sconosciuto e deserto, svelano, mediante un gioco di proiezioni e raddoppiamenti, una falsa soggettiva, che ci consente di condividere e sperimentare, di quello spazio così lontano, mistero e solitudine. Luna–57 (con la cura del dramaturg Riccardo Festa) è un viaggio intimo e catartico disseminato di parole e di movimenti lievi che si fondono in una grammatica scenica originale, restituendo, anche in quello che scopriamo essere l’esiguo e immaginifico spazio di una stanza, il dramma collettivo della perdita. Per approdare, infine, al mondo dei vivi, perché, in fondo, è il rapporto con l’altro essere umano che «ci strappa dal nulla». (Giusi De Santis)

Visto a Fortezza Est. Con: Alessandra Masi; Drammaturgia e regia: Noemi Francesca; Dramaturg: Riccardo Festa; Voce: Cecilia Di Giuli; Video: Francesco Di Mauro; Elementi di costume: Rossella Oppedisano

Cordelia, gennaio 2026

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

Fabio Cherstich: «Quando il teatro diventa comodo smette di essere vivo»

Intervista a Fabio Cherstich ora impegnato nella regia de L’italiana in Algeri a Reggio Emilia. Una conversazione sulla porosità del teatro, tra opera lirica...

 | Cordelia | febbraio 2026