Recensione. Quanto può essere divertente ridere delle proprie frustrazioni, specie quando estremizzate su un palcoscenico? Con l’ironia sprezzante che contraddistingue la sua scrittura Niccolò Fettarappa debutta in Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, nella sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole a Bologna in prima assoluta. Ora in scena al Teatro India di Roma.

Circondato da muri di cemento, un grande letto matrimoniale occupa il centro della scena illuminata di uno strano bagliore blu. Un’onda sonora di amplessi invade la sala mentre, seduti ai due lati opposti, due personaggi condividono il letto gigante accentuando, con la loro distanza, la sproporzione del talamo. Pochissimi oggetti delineano l’ambiente domestico: un quotidiano, un pile blu e due grandi cuscini gialli. L’atmosfera è in bilico tra l’ordinarietà riconoscibile di un qualsiasi appartamento e un grande loculo, una tomba dell’eros.

Questo è uno spettacolo a cui ognuno di noi dovrebbe assistere; non solo, che ognuno potrebbe proporre a quell’amico o quell’amica che lavora troppo. La fine del sesso infatti per Niccolò Fettarappa, che interpreta un frenetico zoologo incaricato dall’Unione Europea di sabotare gli orgasmi, corrisponde a un aumento della produttività. L’eros quindi è il polo negativo opposto del potere, qui rappresentato dalla supremazia dell’“Agenda Ventitrenta” emanata a Strasburgo direttamente da “Ursula” – in chiaro riferimento alla presidente UE ma anche un po’ all’ambiguità di una maga cattiva che ti ruba la voce promettendoti l’amore come ne La Sirenetta – che prevede, entro il 2030 l’oblio degli orgasmi in tutti i paesi dell’Unione. Un’agenda come quella firmata dagli stati ONU nel 2015 ma in tutto dissimile e con scopo decisamente inverso allo sviluppo economico e sociale. Nel mondo immaginato da Fettarappa alla prosperità di tutti è anteposta la regola, al piacere personale, il “piacere” di lavorare e di morire per il lavoro.

L’obiettivo è chiaro: rimettere ordine nella società civilizzata, poiché un corpo frustrato, asessuato e prostrato dal lavoro, quindi depresso, è più facile da governare. Quindi sta avvenendo una progressiva docilizzazione del corpo. A contrasto in scena vediamo dei personaggi in un perenne stato di agitazione fisica: la regia insiste a mantenere un ritmo recitativo sostenuto, sopra le righe e al limite del grottesco, per far sì che quell’atmosfera da “fine del sesso” ci colga tutti impreparati. La frenesia del dottor Fettarappa (omonimo dell’autore) nell’intervenire sulla crisi del desiderio mettendosi al centro del letto matrimoniale della coppia formata da Rebecca (Rebecca Sisti) e Gianni (Gianni D’Addario), si trasmette anche a loro. La prima, ossessionata dal successo lavorativo, è letteralmente piegata su se stessa in una distorsione quasi orrenda, spaventosa, intenta a inviare PEC e fare telefonate di lavoro sottolineate da una colonna sonora aliena. Il di lei marito invece, incapace di rinunciare completamente alla relazione con lei e alle passioni extra-lavorative, come il ciclismo, ci risulta isterico, con continui sbalzi d’umore nel cercare di seguire i consigli governativi – l’autoabraccio su tutti, il volersi bene senza l’altro – ma sempre, evidentemente un fallito. Questa associazione tra l’istinto sessuale e il fallimento sociale aleggia su tutta l’opera mettendoci effettivamente in crisi. Gianni, che non si arrende ma comunque subisce il paradosso in cui si è trasformata la sua esistenza, è paragonato al sacchetto dell’umido che non viene buttato da settimane. È il “selvaggio che avanza”, ovvero ciò che resta di noi senza orgasmi.

Si ride tanto, si ride con le lacrime, ma tutto quello che riconosciamo in scena come esagerazione e distopia ha una derivazione dal reale, dal calo demografico in primis. Nel paradosso in cui questo spettacolo ci conduce con brillante comicità potremmo anche convincerci che possa essere plausibile un programma europeo che ci impedisca di fare sesso, se non letteralmente, come conseguenza del carico di lavoro e della prestazione che richiede vivere oggi. Non ce lo auguriamo certo un mondo in cui persino nella Dark Room del Berghain non si riesca a trovare il piacere! Eppure siamo anche noi assoggettati al lavoro e descritti come anime infernali dal dottor Fettarappa. Insieme a lui c’è uno strano giornalista senza nome (Lorenzo Guerrieri) che ha il compito di raccontare sulla “televisione senza cavo” l’evoluzione del programma europeo e la conseguente invasione degli orsi! Gli orsi infatti hanno iniziato a entrare indisturbati nelle città e nelle case delle persone, particolarmente attirati dalle coppie in crisi; vivono con loro e non vengono abbattuti ma, quanto più possibile, ignorati. Loro hanno uno smodato appetito sessuale, la loro bestialità ha preservato il desiderio e a far paura non è più l’aggressione, ma ciò che rappresentano: l’impossibilità di sotterrare l’istinto animale a desiderare e a generare. Sulla scena l’apparizione degli orsi dalle quinte suscita l’ilarità del pubblico, portato al limite e coinvolto spesso nella narrazione come un quinto personaggio.

Ma dietro l’angolo, insieme agli orsi, resta ancora una speranza, la luce di una rivoluzione: viaggiare, socializzare, ballare sulla spiaggia e fare l’amore. L’ultima scena intitolata “Ridatemi la mia vita” vede Rebecca, esempio perfetto di lavoratrice europea, al bivio tra il contratto della vita, propostole direttamente da Ursula – cinquantotto ore settimanali, con straordinari, anche la domenica – e una porta che si apre su una vita lontano, fuori dall’Europa. Tra la luce paradisiaca e il vento che le scompiglia i capelli, Rebecca dovrà scegliere se ritrovare l’orgasmo perduto e disertare le PEC. Questa storia può finire male, ma può anche finire bene, come i due racconti che aprono e chiudono il testo di questo spettacolo, pubblicato da Sossella editore, dai titoli: “Un racconto d’amore che finisce male” e “Un racconto d’amore che finisce bene”. Quasi ulteriori sottotitoli di Orgasmo.
Silvia Maiuri
Bologna, Teatro Arena del Sole, gennaio 2026
Prossime date in calendario tournée:
3 – 15 febbraio, Teatro India di Roma
26 febbraio, Granturismo – Palazzo del Turismo di Riccione
28 febbraio, Teatro di Ragazzola
7 marzo, Teatro Sociale Delia Cajelli di Busto Arsizio
24 – 29 marzo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro Studio Melato
31 marzo, Teatro Sociale di Como
10 e 11 aprile, Teatro Puccini di Firenze
21 e 22 maggio, Festival Presente Indicativo Milano Crocevia – Teatro Studio Melato
ORGASMO. PROSA DISPIACIUTA SULLA FINE DEL SESSO
di Niccolò Fettarappa
con Gianni D’Addario, Niccolò Fettarappa, Lorenzo Guerrieri, Rebecca Sisti
aiuto regia Lorenzo Guerrieri
assistente alla regia Roberta Gabriele
disegno luci Tiziano Ruggia
costumi Elena Dal Pozzo
sound design Massimo Nardinocchi
scene costruite nel Laboratorio di Scenotecnica di ERT
responsabile del Laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
costruttori Veronica Sbrancia e Tiziano Barone, Keolo Camara
scenografe decoratrici Martina Perrone, Alice Di Stefano, Sarah Menichini, Bianca Passanti, Noemi Ruth Biganzoli
logistica Achour Meradji
direttore di scena Claudio Bellagamba
elettricista Tiziano Ruggia/Omar Scala
tecnico audio Massimo Nardinocchi
sarta Carola Tesolin
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Agidi, Sardegna Teatro
testo finalista al premio Pier Vittorio Tondelli / Riccione Teatro 2023
foto di Matilde Piazzi












