Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

Gorgonzola è un comune di medie dimensioni in provincia di Milano. Per raggiungerlo con i mezzi pubblici, dalla stazione Centrale, si impiega all’incirca un’ora. Ha un cinema-teatro di poco più di 700 posti, la Sala Argentia, il cui cartellone principalmente offre film per famiglie, commedie dialettali e spettacoli con volti televisivi noti ai più. È stato curioso, quindi, trovarvi Gardi Hutter, ospite all’ultima Biennale di Venezia, mentre si aggirava con una voluminosa valigia in una sala quasi piena, indossando un largo vestito nero e un cappellaccio. Hutter, celebre clown ormai ultrasettantenne, ha abituato il proprio pubblico a una scena ricca di oggetti. Ne La suggeritrice, per esempio, la si poteva vedere destreggiarsi in uno scalcinato monolocale; in Come un topo nel formaggio dentro a una gabbia; in Giovanna d’Arppo all’interno di una lavanderia con una vasca di cemento e un’ingombrante pila di vestiti: tutti ambienti che diventavano, per la performer, dispositivi di creazione e, insieme, trappole. In Gardi Zero la scena invece è deserta, non contiene strumenti capaci di evocare paesaggi o trasformarsi in qualcos’altro, ma ospita la metamorfosi del solo corpo di Hutter, o meglio, del suo costume, che durante lo spettacolo muta di colori e dimensioni, generando mondi stupendamente artefatti. Non solo il vestiario, ma la mimica, le intonazioni, gli sguardi costruiscono una riflessione di andamento a-logico sulla generazione della vita e sulla trasformazione universale delle cose, che non ha tanto una dimensione esistenziale, ma uno spirito pratico, materialistico: il suo spettacolo sembra fatto di atomi che di continuo si agglomerano, si scindono, per riunirsi ancora. A questo effetto contribuisce la regia di Michael Vogel, già direttore della compagnia dei Familie Flöz, famosa per gli ubriacanti rivolgimenti e i continui giochi con l’equivoco. Il personaggio di Hutter domina queste trasformazioni e contemporaneamente ne è trascinato: non ha psicologia, non ha drammi, non ha peso, è uno spirito antico e lieto, un Pan proveniente dai recessi del mondo del teatro. (Matteo Valentini)
Visto alla Sala Argentia di Gorgonzola scritto da Gardi Hutter e Michael Vogel, gioco Gardi Hutter, regia Michael Vogel, musica di Neda Cainero e Pino Basile, registrazione e audio di Theo Bernardi, costumi di Valentina Rinaldi e Gardi Hutter, parrucca di Nina Kleine, luci di Theo Bernardi e Reinhart Hubert in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart, Theatre Casino Zug e LAC Lugano Arte e Cultura
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