Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

A chi non è mai capitato di provare a immaginare gli ipotetici sviluppi nelle storie dei personaggi di un’opera letteraria o cinematografica, dopo averne concluso la lettura o la visione? Meccanismo intorno al quale il fenomeno della serialità televisiva, tra l’altro, ha costruito la sua fortuna, abituando lo spettatore a una fruizione che fa della dilatazione temporale e della sofisticazione narrativa alcuni tra i suoi più ricercati espedienti drammaturgici. Ed è a partire dal finale di Casa di bambola di Henrik Ibsen che il drammaturgo statunitense Lucas Hnath compone il sequel del testo del 1879 dello scrittore norvegese, che debutta a Broadway nel 2017, ricevendo otto nomination ai Tony Awards. Il regista Claudio Zanelli, che ne ha curato anche la traduzione, porta in scena Casa di Bambola – Parte 2 che riprende il filo del racconto dal ritorno a casa di Nora. Sono trascorsi quindici anni e Nora riappare nella vita di Torvald e della sua famiglia con una dirompenza inaspettata, rivendicando la conquistata indipendenza minacciata da un giudice vendicativo che intende diffamarla. Nora irrompe, vestita di rosso porpora, all’interno di uno spazio (l’allestimento scenografico è degli Ambramà) dove è il bianco a restituirne l’immobilità: «qua non è cambiato niente». Nel tentativo di convincere suo marito a concederle il divorzio – che ha da poco scoperto non essere mai stato formalizzato – Nora (interpretata con appassionata intensità da Alice Mistroni) si ritrova a dover sostenere un serrato confronto con la sua vita passata: con gli ideali di perbenismo e rispettabilità incarnati da Torvald (Simone Leonardi); con l’inattesa rigidità di sua figlia Emmy (Erica Sani), la cui unica aspirazione sembra essere quella di abbandonarsi agli agi della vita borghese; infine con la fedele dedizione della domestica Anne Marie (Antonia Di Francesco). Una messinscena corale che non rinuncia ai toni della commedia, anche quando ad emergere sono le drammatiche fragilità di ognuno. (Giusi De Santis)
Visto allo Spazio Diamante. Di: Lucas Hnath; Con: Alice Mistroni, Simone Leonardi, Antonia Di Francesco, Erica Sani; Traduzione regia: Claudio Zanelli; Aiuto regia: Ginevra Ciuni; Scenografia: Ambramà; Disegno luci: Serena Zamperini; Costumi: Accademia Costume & Moda, Valeria Claudia Bitetti, Flavia Di Leonardo; Lucrezia Fischione, Marta Martino, Daniela Nobili Benedetti, Vittoria Sacco; Coordinamento costumi: Andrea Viotti; Assistente al Coordinamento costumi: Concetta Assenato, Matteo Cardia, Alessandra Intini; Organizzazione per Accademia Costume & Moda: Giulia Boccia; Comunicazione Accademia Costume & Moda: Luca Vantaggiato, Chiara Famoos Paolini; Parrucche: Rocchetti; Produzione: Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale.














