Questa recensione fa parte di Cordelia di febbraio 26

Fa un po’ strano chiamarlo messaggio nello spazio, perché poi a tutti gli effetti quello lanciato per la prima volta dal radiotelescopio di Arecibo, in Porto Rico, il 16 novembre 1974, è un messaggio nel tempo, quindi forse inviato non ad estranei alieni che potessero intercettarlo, ma forse proprio a chi ci sarebbe stato, dopo, a considerarne gli effetti. È un po’ la logica di ogni esperimento, produrre conseguenze sul futuro. Arecibo, lo spettacolo di Fucina Zero visto al Teatro Basilica, si muove proprio sul crinale di questa e altre domande, cercando di intercettare non tanto il messaggio in sé, quello sta disperso tra le onde sonore qua e là, ma proprio l’opportunità stessa, la necessità che l’umanità ha sentito allora di stabilire un contatto aleatorio, sperimentale, umano oltre l’umano. Forse possiamo dire – estremizzando Danilo Dolci – che siamo, esistiamo, solo se guardati? Che se non c’è relazione non è possibile parlare di evoluzione? Nella scena pressoché vuota, di sole aste e microfoni, la regia di Matteo Finamore, che dirige sul palco Giulia Rossoni, Mario Berretta e Andrea Carriero, raccoglie la sfida di Arecibo e la scioglie in una domanda posta non dalla scienza ma dal teatro, forse dunque nel campo dell’esperienza più adatta ad esprimerla; la cura del suono di Giulia Menaspà e i rapporti con l’assenza, o meglio con il suono che fa il silenzio, è un nodo fondamentale di questa messa in scena, l’uso di suoni ambientali sposta in un altrove ciò che è sul palco – vocii, cinguettii, profondità marine – tutto è qui ma non è qui, come proprio il messaggio inviato da Frank Drake, Jill Tarter e Carl Sagan. Il messaggio nel tempo e nello spazio, nell’epoca dell’interconnessione, sembra un po’ un messaggio nella bottiglia che non si sa su quale costa arriverà, se arriverà. Ma qualcosa avrà prodotto: la relazione con l’altro da sé, la necessità del contatto per combattere, attraverso il legame con l’universo, l’altro universo, quello intimo della tremenda solitudine. (Simone Nebbia)
Visto al Teatro Basilica. Crediti: Un progetto Fucina Zero; regia: Matteo Finamore; drammaturgia: Jacopo Angelini; con: Mario Berretta, Andrea Carriero, Giulia Rossoni; architettura sonora: Giulia Menaspà; consulenza al suono: Pasquale Citera; costumi: Giulia Barcaroli; organizzazione: Veronica Toscanelli; consulenza artistica: Roberto Scarpetti; foto di scena: Simone Galli; produzione: lacasadargilla, Gruppo della Creta














