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HomeCordelia - le RecensioniLA CHUNGA (di M.V. Llosa, regia C. Sciaccaluga)

LA CHUNGA (di M.V. Llosa, regia C. Sciaccaluga)

Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Torna a Mario Vargas Llosa il regista genovese, classe ‘87, Carlo Sciaccaluga; dopo I racconti della peste e Appuntamento a Londra, la produzione è ancora di Catania stavolta insieme al nazionale romano. Il maggior pregio di questo allestimento è l’accuratezza e quantità di dettagli: dall’utilizzo della musica, alla scenografia, dalla costruzione dei personaggi al trattamento del testo. Chiudendo gli occhi, si ritorna a quei luoghi, alla bettola peruviana, alle birre tracannate una dopo l’altra, tra le note dolci amare di una nenia su cui accennare qualche passo di danza e in cui un uomo orribile stringe una giovane donna piena d’amore e ingenuità. Siamo in un bar, che occupa lo spazio di una sorta di sottoscala, a sinistra un bancone, di quelli forse refrigerati, dietro al vetro si vedono delle bottiglie di birra e della frutta, poi dei tavolini in mezzo alla scena, e mensole piene di prodotti, nulla è lasciato al caso nella scena dai toni verdi di Anna Varaldo, poi scopriremo che dietro a un velatino, al piano superiore c’è una camera da letto. La bettola è presidiata dalla chunga, donna ruvida per necessità e da un gruppetto di quattro loschi individui. Pensano solo a giocare a dadi – e a litigare quando uno di loro soffia l’intero piatto agli altri – , di lavorare non se ne parla e le donne sono l’altro argomento delle lunghe serate. Soprattutto per Josefino, bell’imbusto che si guadagna da vivere facendo innamorare giovani donne e poi facendole prostituire. Siamo negli anni Quaranta e Vargas Llosa, in questo testo del 1985, mette in luce un mondo del sottosuolo fatto si sfruttamento, machismo esasperato e sensualità. Ne farà le spese Meche, l’ultima conquista di Josefino, di lei si innamoreranno tutti, Josefino la venderà una notte alla Chunga per un prestito, ma prima di sparire, avvolta dal mistero, la giovane forse riuscirà a liberarsi proprio grazie all’amicizia dell’altra donna. Sciaccaluga dirige bene – concedendo qualche eccesso – un gruppo di attori e attrici affiatati (Debora Bernardi, Francesco Foti, Giovanni Arezzo, Franz Cantalupo, Liborio Natali, Francesca Osso) con l’obiettivo di lasciar emergere il testo, senza distrazioni ed effetti speciali.(Andrea Pocosgnich)

Visto al Teatro India di © Mario Vargas Llosa, 1986 regia Carlo Sciaccaluga
con Debora Bernardi, Francesco Foti e in o. a. Giovanni Arezzo, Franz Cantalupo, Liborio Natali, Francesca Osso scene Anna Varaldo costumi Anna Verde luci Gaetano La Mela foto Antonio Parrinello produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Cordelia, gennaio 2026

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Andrea Pocosgnich
Andrea Pocosgnichhttp://www.poxmediacult.com
Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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