Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Sono già in scena. E ci resteranno tutto il tempo. Fin qui niente di strano. Ma quello che fa la differenza in Infinita bellezza di Fondamenta Zero è che sulla scena, in qualche modo ideale, c’è il pubblico dall’inizio alla fine. Ciò perché nel dispositivo scenico ideato e diretto da Claudia Manuelli, in scena insieme ad Aron Tewelde, tutto quanto accade è per eterodirezione condotto dal palco, attraverso lo strumento di un libretto che attende gli spettatori sulle poltrone, fin dal principio, e che andrà a definire le reazioni di ciascuno ad ogni evento della rappresentazione. Il discorso generale attorno alla manipolazione è dunque portato in una forma sperimentale, ma privo di una tecnologia che potrebbe sovrastare la bontà del progetto: tutto accade con i mezzi più artigianali del teatro, una sorta di forma zero (forse il nome di compagnia ce l’ha qualche responsabilità) in cui la parola, il movimento, il patto della rappresentazione, emergono e consistono la materia stessa della creazione. Attraverso dunque questo meccanismo, semplice ma stimolante, i due attori portano all’attenzione argomenti cardinali di questa epoca contemporanea, come il razzismo o la violenza di genere, ma lo fanno veicolando in chi assiste gli smottamenti della propria coscienza e della morale, verso una messa in discussione delle certezze in cui chiunque si può crogiolare. Se però il meccanismo è divertente e ben architettato, così come l’interpretazione di Manuelli e Tewelde è sapiente nel determinare e gestire gli eventi, coglie il dubbio che l’opportunità del dispositivo possa risultare anche un limite, perché i temi siano affrontati in una maggiore profondità. In conclusione un buon augurio: nell’epoca di Trump in cui la post verità ha definitivamente sconfitto la verità, nell’epoca in cui gli organi di stato possono ricostruire i fatti a proprio piacimento come nei recenti eventi di Minneapolis, che il teatro continui a offrire discussione attorno al rapporto tra finzione e verità, sul concetto di libertà e di scelta, resta un atto di resistenza. (Simone Nebbia)
Visto a Spazio Diamante: Crediti: di Fondamenta Zero; regia e drammaturgia Claudia Manuelli; con Claudia Manuelli e Aron Tewelde; aiuto regia Camilla Violante Scheller; produzione Teatro Metastasio di Prato; con il sostegno di Scenario ETS e Teatro Due Mondi – Residenza per artisti nei territori, Faenza












