Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Morgan ha la bocca grande e le orecchie a sventola, porta gli occhiali dalla spessa montatura nera e indossa una camicia gialla con cravatta arancione che creano un incisivo, e colorato, contrasto con la sua carnagione azzurra. È buono e puro, non è arrivista, è uno che, come dirà in uno scatto di ribellione, «ha sofferto abbastanza» ma non per questo demorde e, anzi, continua a sperare e ad avere fiducia. Al Teatro Trastevere, Rita Castaldo e Matteo Sintucci hanno presentato Gli stupidi sogni di Morgan uno spettacolo per un puppet e altri voci interpretate dall’attore e dall’attrice che con rigore ed eleganza, ironia e versatilità, artigianalità e sensibilità realizzano un personaggio, Morgan, a cui il pubblico subito si affeziona. Nel sottotitolo, come un pupazzo provò a salvare la televisione italiana è sintetizzata la sua storia che però, non ce ne voglia la televisione italiana, sembra salvare invero un po’ tutte le persone in sala che si divertono, si rispecchiano e provano, perché no, un po’ di pena immedesimandosi nelle sue sventure: anche se l’opportunità di riscatto per Morgan ha a che fare con la telenovela Il segreto della contea per cui dovrebbe interpretare l’amatissimo Padre Gregorio, il suo personaggio ha uno spessore biografico ed emotivo così composito da rappresentare coloro che nel mondo dello spettacolo dal vivo, ma anche nella vita, nonostante tutto, non mollano mai. Sintucci dà voce a Morgan mentre Castaldo alla regista, poi all’attrice Rosalia e, sia Sintucci che Castaldo, manovrano Morgan, l’uno attraverso il suo braccio sinistro, l’altra attraverso il destro. Testo, canzoni e musiche sono originali e scritte dalla compagnia che appare composta così non da due ma da tre persone, Morgan compreso, la cui personalità e mobilità sono così attentamente costruite da suscitare la curiosità di vederlo protagonista anche in altri lavori. (Lucia Medri)
Visto al Teatro Trastevere: di e con Rita Castaldo e Matteo Sintucci, Ideazione e realizzazione figure Rita Castaldo, Musiche originali e Sound design Matteo Sintucci. Foto di Alberto Venturi












