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DAD OR ALIVE (BumBumFritz)

Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Possiamo alzarci in piedi e ballare, se ne abbiamo voglia, e, nel rispetto delle regole, anche fumare una sigaretta. È l’invito che la voce di una bambina rivolge alla platea, sostituendosi a quella che, tradizionalmente, esorta il pubblico a spegnere i telefoni cellulari prima dell’inizio di uno spettacolo. Dad or alive, progetto vincitore del Premio Stefano Cipiciani per il dispositivo scenico al Premio Scenario 2025, restituisce, sin dal titolo, l’urgenza di una presa di posizione netta nei confronti delle criticità del presente e delle sfide che quotidianamente siamo chiamati a fronteggiare. Tra le innumerevoli possibilità dello stare al mondo, chi abbiamo scelto di essere? L’esplorazione è trasversale, e il desiderio di genitorialità, da cui parte la riflessione, intreccia il suo percorso con altre tematiche attuali come la precarietà economica, il cambiamento climatico, l’ecoansia. Il duo padovano BumBumFritz (i registi e performer Michele Tonicello e Giovanni Frison) predilige un impianto drammaturgico che procede per accumulo: testimonianze, sondaggi, dati e previsioni per il futuro, un overload di informazioni – di cui, in maniera dirompente, ci avevano raccontato i Sotterraneo qualche anno fa – sostenuto da un ritmo incalzante, dalla musica elettronica dal vivo e dall’utilizzo del videomapping. La ricchezza e la densità di contenuti e di stimoli – di cui, inizialmente, abbiamo temuto la sovrabbondanza e la sovrapposizione – circoscrive, con intelligente ironia, le contraddizioni e le distopie del reale (sempre meno distanti dagli incredibili scenari che hanno reso iconiche serie tv come Black Mirror): il terrorismo mediatico, l’inverno demografico, la paura della sostituzione etnica (perché prima di tutto gli italiani), la politica pro-vita ossessionata dal feto e pronta a difendere chi non è ancora nato. Si fa ritorno, infine, a un dispositivo scenico più ‘primitivo’, un modo nuovo di stare dentro le cose, per «distillare la meraviglia dall’orrore» e, attingendo al mondo giocoso dell’infanzia, ricercare la naturale e spontanea adesione alla vita. Dunque, balliamo! (Giusi De Santis)

Visto allo Spazio Diamante. Testi, live electronics, videomapping e regia: Giovanni Frison e Michele Tonicello; Fonica: Christian Reale; Movimenti scenici a cura di: Stefania Borrella; Produzione: Cranpi, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale, La Corte Ospitale, Pergine Festival; Con il sostegno di: Scenario ETS, L’Arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale – Centro di Residenza Emilia-Romagna, Teatro Biblioteca Quarticciolo. Grazie a Babilonia Teatri, Francesca Macrì e Massimiliano Chinelli.

Cordelia, gennaio 2026

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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